Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent è un giovane apprendista nella casa di moda di Christian Dior, alla cui morte si trova a dirigerne la maison fino alla fondazione di una propria casa di moda, la YSL. Il compagno, Pierre Bergé, racconta la loro vita, tra eccessi, la timidezza e la genialità di uno dei più grandi stilisti del ‘900.
    Diretto da: Jalil Lespert
    Genere: drammatico
    Durata: 106'
    Con: Pierre Niney, Guillaume Gallienne
    Paese: FRA
    Anno: 2014
5.3

Un paesaggio algerino precede un lento carrello dentro una stanza, fino a scorgere di spalle la figura di un giovane seduto ad una tavolo. Le sue mani su un foglio, delle matite sparse e disegni abbozzati come prove di chi diventerà un grande genio della moda francese: Yves Saint Laurent.
In piena guerra Franco-Algerina, nel 1957, il giovane stilista lavora nella Maison Dior e alla sua morte si trova a dirigerne la casa di moda. Poi una voce over sembra chiamarlo. E’ Bergé, il compagno di una vita, che guiderà tutto il film e la vita, tra gli eccessi e i tormenti, di un’anima fragile e geniale. “Yves, eri così giovane, così bello, timido, così luminoso. Non ti avevo ancora conosciuto e ti avviavi da solo verso il primo combattimento”.

Quattro anni dopo Yves Saint Laurent – L’Amour fou di Pierre Thoretton, un altro film sullo stilista francese, il cui titolo è semplicemente Yves Saint Laurent. Ancora un francese alla regia eppure lo sguardo è tanto diverso da sembrare non mettere in scena lo stesso soggetto. Presentato alla Festa Internazionale del Film di Roma nel 2010, Thoretton, che preferisce come genere il documentario, non racconta, non interpreta, non edulcora, sceglie uno sguardo e lascia che tutto il resto vada da sé, dietro alle parole di Pierre Bergè che di Saint Laurent fu il compagno di una vita.
Nel biopic di Lespert – che precede un altro film francese sullo stilista presentato ora al Festival di Cannes – le premesse sembrano le stesse: un uomo con i suoi ricordi racconta la propria vita e quella di chi ha amato. Nel mezzo un’infinità di sfumature, di accezioni discordanti. L’idea da cui tutto sembra scaturire è quella di un uomo fragile che seppur geniale, porta con sé un senso di solitudine, di vuoto, una vita segnata da una fragile timidezza che trascina inevitabilmente ad una condotta imperfetta e viziosa.
Così Lespert traccia la genesi di un genio; il rifiuto di prendere parte ad una guerra contro la sua Algeria, il licenziamento dalla Maison Dior, l’incontro con Bergé, la nascita della YSL, la loro storia, tra la fragilità del principe della moda e la solida intraprendenza di un mecenate che dedica la sua vita ad un giovane tormentato.
Una storia che avanza tra disegni, bozzetti, mannequin, tra i passi incerti di un uomo timidissimo che esita nel vivere ed uno sguardo, quello del compagno, che racconta e svela fino all’eccesso, romanzando una vita che per sua natura era ritrosa, schiva, eppure esibita come le stoffe dei suoi modelli sfoggiati sulla passarella.
Tanto lo sguardo era inusuale, timido, di una bellezza silenziosa ne L’Amour fou, tanto il biopic di Lespert, genere caro agli americani, è conforme al suo modello, in cui domina la smisurata esibizione, minuziosa, eccessiva nella pluralità di sguardi finendo con il costruire un gioco sfarzoso di strati perché è il capriccio, l’eccesso, la stravaganza di un genio esitante che il film mette in scena. Così accanto alla grazia dell’incedere di un attore eccellente come Pierre Niney, il regista va oltre mostrando i dissapori, i tradimenti, le scelte dissolute ed una felicità sfrenata, esibita, ed inseguita fino allo struggimento.

A proposito dell'autore

Martina Bonichi

Nata a Roma nel 1978, è laureata in storia e critica del cinema e scrive su diverse riviste del settore. Nel 2012 pubblica "The End - La Solitudine dello spettatore", edito da cinema sud, presentato alla Libreria del Cinema a Roma. Ama Billy Wilder, Max Ophuls, Almodovar e tutto il cinema di fronte al quale un semplice spettatore non può distogliere lo sguardo.