Napoleon

Le vicende pubbliche e private di Napoleone Bonaparte nella Francia di fine '700, fino al 1815, dagli ultimi giorni del Terrore Termidoro capitanato dal tiranno Robespierre, fino all'esilio nell'isola di Sant'Elena. In mezzo: battaglie, l'incoronazione a Imperatore, la storia d'amore burrascosa con Josephine.
    Diretto da: Ridley Scott
    Genere: Storico
    Durata: 158
    Con: Joaquin Phoenix, Vanessa Kirby
    Paese: UK, USA
    Anno: 2023
6.5

Chissà dove iniziano i guai di Ridley Scott. L’attesa che si era creata era talmente alta che ora dopo la visione si sente l’obbligo di non cedere alla tentazione di buttare via tutto in modo indiscriminato. Scott resta un regista mercante, un ex pubblicitario, di certo non un diligente illustratore. In Napoleon c’è l’intento molto difficile, quasi impossibile, di selezionare una gamma ristretta di immagini e di scene da tutta una vicenda che avrebbe necessitato svariate ore per essere raccontata.

Tutto quello che non c’è e ci sarebbe dovuto/potuto/voluto essere è elencato nel finale. Lista dei milioni di morti nelle battaglie condotte dall’esercito napoleonico, le vicende successive alla morte di Napoleone, tutto. Queste scene non ci sono potute essere per mancanza di spazio narrativo, tempo di durata, anche di budget. Ci sarebbe voluta una serie tv, come voleva farla Kubrick negli anni ’70. Vi rinunziò proprio perché lo sforzo produttivo era enorme. Ci riuscì Abel Gance nel 1927. E’ naturalmente impossibile paragonare quell’immensa opera al film di Scott, se non per la figura di Josephine.

Il film di Gance puntava su una certa dolcezza romantica nella relazione tra Napoleone e Josephine. Nel film di Scott si è ritenuto che applicare romanticismo e dolcezza all’Adolf Hitler francese dell”800 fosse una cosa non possibile. E così si apre il capitolo performance attoriali. Il particolare più ingrato della vicenda estetica scottiana (certo, se oggi il cinema di Hollywood si riduce a questi mezzi così bassi…).

Per Phoenix non si tratta più di conquistare un bel niente perché il trono della schizofrenia di maniera lo ha già vinto con il ritratto cupo, populista vittimista a senso unico di Joker (2019). Ormai Phoenix in Napoleone si limita a controllare il ruolo con calma e maturità. Il dolo forte, fortissimo e con Vanessa Kirby che sarebbe dovuta essere la grande protagonista del film. Il suo ruolo è invece ridotto a quello di una squallida cagnetta da letto, attraverso modalità estetiche che assecondano la nuova serialità televisiva. Si evince che l’attrice non è ancora del tutto matura, è stata servita male dallo script e la direzione attoriale rimane debole, stantia, non si eleva mai.

E’ stato più grande il fallimento militare di Napoleone e quello estetico di Scott? Il film resta molto ben confezionato, gli spettatori lo troveranno piacevole, di notevole svago. Quando si devono pescare delle immagini dovendo attingere all’oceano dei fatti storici emerge la sindrome scorsesiana di Gangs of New York, dove si ridusse a filmare le scene di battaglie con la musica hip-hop, nel tentativo maldestro di vincere l’Oscar, questo Napoleone sfoggia i colori fascinosi e brutali di una ricostruzione storica, che tenta la fuga verso La Grande Opera, raggiungendo come risultato finale l’irritazione e un tremendo senso di vorrei ma non posso. Lo si rivedrà storcendo il naso?

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).