Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali

La vita dell’adolescente Jake non è facile, pochi amici e un mondo tutto immaginario in cui rifugiarsi. Quando suo nonno muore, indaga sulle strane storie che gli raccontava. Su consiglio della psicologa, va in un’isola del Galles, dove scopre la dimora di Miss Peregrine, un rudere bombardato dai nazisti nel 1943.
    Diretto da: Tim Burton
    Genere: fantasy
    Durata: 127
    Con: Asa Butterfield, Eva Green
    Paese: UK, BEL
    Anno: 2016
6.9

Il mix di generi è il mood da cui è nato il cinema di Tim Burton. Si era vista con Big Eyes (2014) la difficoltà del regista di Burbank a fare i conti con una materia narrativa particolarmente ingessata e priva di slanci. Big Eyes rimane un biopic banale ma necessario, dove la fotografia di Bruno Delbonnel e la coppia Amy AdamsChristoph Waltz la facevano da padrone. Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali riporta Burton alle atmosfere di Dark Shadows (2012). I materiali estetici e narrativi sono praticamente identici, cambiano radicalmente modi, tempi, toni. E si vede tutto un altro film. Per fortuna. Con la sua cornice contemporanea, l’ultima fiaba dark di Burton è un susseguirsi di idee narrative spumeggianti. Che ricorda nel finale la sarabanda di invenzioni di Beetlejuice (1987).

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Chissà se questo fantasy potrà essere apprezzato anche da chi detesta da tempo il cinema di Burton, o da chi ha iniziato a provare insofferenza dai tempi di Alice in Wonderland (2010)? Non sono pochi davvero. Dopo il miliardo di incassi Burton non è stato più lo stesso, è entrato di prepotenza nella schiera dei registi più bankable, non riuscendo comunque a ripetere l’expolit del 2010. Di sicuro il danno alla credibilità autoriale è stato alto. Dark Shadows proponeva di risvegliare l’anima del primo Burton, quello eccentrico di Pee Wee’s Big Adventures e di Mars Attacks!, ma gli argomenti messi in gioco erano troppo brandizzati e la fotografia di Delbonnel, come al solito, faceva il film da sola; dopo una folgorante battuta sull’insegna del MacDonald’s interpretata dal vampiro come un segno della presenza di Mefistofele, il film entrava subito in agonia. E gli effetti speciali tuonavano troppo presto e al momento sbagliato.

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In Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali tutto, a prima vista, sembra essere stato messo nel punto giusto al momento giusto, Eva Green, seppur castrata nel suo fascino da un completo da istitutrice modello, appare perfetta, così come Asa Butterfield, ragazzino timido e speciale che ormai è destinato a diventare una citazione vivente del film di Scorsese, Hugo Cabret (2011). D’altronde a Tim Burton non interessa minimamente rifondare le regole del cinema fantasy, come era intenzione del grande film di Scorsese. Burton si accontenta di costruire un circo di trovate dark-romantiche, che si poggino su un cast affiatato. Se Dark Shadows era la maniera del suo cinema, Miss Peregrine lo è all’ennesima potenza, con una costruzione scenografica che non si limita a fare da lussureggiante tappezzeria, ma si presta a luogo d’incontro tra forze esoteriche e prestidigitazioni digitali di una certa fattura.

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Il finale è tutto da godere. Una sorta di mèlo fuori tempo massimo che potrebbe persino dare l’avvio ad una saga. Non sarà così, il film è andato male al botteghino USA. Certo è da notare la differenza tra lo sperpero visivo di Animali fantastici e dove trovarli di David Yates, yes-man delle major, con il delicato psicologismo retro di Burton. Tra i due film c’è un abisso in termini estetici, ma non dal punto di visto economico. E’ la prova, ovvia ma necessaria, che non tutti sanno come sfruttare al meglio il budget messo a disposizione. Il fantasy è un genere costoso ma bisogna saperlo fare, anche correndo il rischio di dover amministrare carovane d’attori. Un’altra indicazione interessante si può vedere dalla gestione dello spazio scenico: Burton predilige gestire piccoli spazi, con inquadrature spesso sghembe e ad altezza “di gnomo”, lo stile visivo di Yates è puramente televisivo, dove viene piazzata la camera non ha grande importanza, quello che conta è l’immediata comprensione da parte del pubblico. E così questo accorre in massa, mentre Burton è consapevole di aver girato un film dotato di una certa padronanza estetica, anche se il box office gli ha detto di non anche questa volta. Sempre meglio che essere dalle parti dell’Alice del 2010. Lo Wonderland di Miss Peregrine è sicuramente più attraente.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).