Moulin Rouge!

La storia d'amore impossibile tra Christian, uno scrittore squattrinato e Satine, la Star del famoso Moulin Rouge!
    Diretto da: Baz Luhrmann
    Genere: musical
    Durata: 127'
    Con: Nicole Kidman, Ewan McGregor
    Paese: AUSTR, USA
    Anno: 2001
6.9

E’ difficile, rischia di diventare estremamente complicato, per non dire impossibile il tentativo di imporre come capolavoro (post moderno?) un film come Moulin Rouge! di Baz Luhrmann.

Nel tempo si sono imposti come neo-classici film come Once upon a time in America di Sergio Leone, ovviamente Blade Runner di Ridley Scott; ancora oggi è difficile far digerire alla critica più militante (verrebbe da dire “di sinistra”, ovvero gli spettatori ancora fissati con Pasolini, Visconti, Tarkovskij, non che ci sia niente di male a venerarli) un film niente affatto obsoleto o invecchiato come Legend, (1985, sempre d Ridley Scott), ma oggi un’opera degna dei capolavori del passato come il musical di Luhrmann stenta ad entrare non nell’immaginario collettivo, che è di per sé una consuetudine piuttosto confusa e problematica, ma per lo meno farne accettare il mondo lussureggiante ed artificiale. Il film in questione non è né freddo ne surriscaldato dalla passione del mélo, ma riesce a fondere in maniera quasi impercettibile, con uno stile urlato e dinamitardo la componente della commedia leggera all’ostruzionismo di una visione d’autore.

Non è sbagliato definire Moulin Rouge! un film disneyano, persino i film della Pixar oggi sembrano più seri ed adulti del musical di Luhrmann. Moulin Rouge! mette in scena senza troppi problemi l’innocenza forse mai perduta del cinema. E questo in tempi di 9/11, di gente morta ammazzata in Iraq, di torri crollate, di informazione fasulla, di dittature moderne non va a genio. Perché? Questo sarebbe il motivo per cui il film di Luhrmann sarebbe invecchiato? Risposta banale. Tutto il cinema invecchia, è una cosa neanche fisiologica, più che altro è una questione molto semplice: essendo il cinema basato sulla tecnologia essa per forza di cose, da un decenni all’altro viene modificata da delle innovazioni, l’ultima delle quali è il digitale. Perciò Avatar di James Cameron e Alice in Wonderland di Tim Burton appaiono più “nuovi” di Aliens o Mars Attacks! Niente di strano, sono cose che sono sempre accadute. Allora dov’è che un film invecchia, nei temi, nei modi, nello stile? Se si facesse la differenza tra il musical di Luhrmann e i vari Chicago, Across the universe, Mamma mia!, Romance & cigarettes, Rent, addirittura lo Sweeney Todd di Tim Burton, che almeno secondo me è tutto tranne che un musical, essendo quest’ultima la componente meno importante del film, cui Burton dimostra di dare un’importanza più pittorica/horror che musicale. Tutti gli altri possono essere dei buoni o cattivi esempi di musical, e questo è soggettivo. Ma il film di Luhrmann è un’altra cosa, è una bomba atomica. Lo spettatore l’avrà capito oppure avrà fatto gli stessi errori del critico? Sarà riuscito ad entrare nel mondo artificiale di Luhrmann? Forse ci vuole uno scatto di immaginazione che oggi è ancora più difficile avere di ieri.

Ecco perché Moulin Rouge! non è più “attuale” come nove anni fa. Ma la definizione di film “attuale” non si addice a questo film, perché allora vorrebbe dire che per i suoi temi Moulin Rouge! era nato già vecchio. La verità è che si tratta di un film senza tempo che continuerà ad essere detestato dai critici magari fan sfegatati di David Lynch e dei fratelli Coen, di Lars Von Trier e di Pasolini. E’ una battaglia che non cesserà mai. Perché nemmeno film come Once upon a time in America e Blade Runner si possono imporre a tutti. Al sottoscritto non sono mai andati completamente a genio, soprattutto il primo. Infatti non ha amato il cinema manierista di Leone. Regista che diventa di colpo grandissimo solo quando attacca la colonna sonora di Morricone. Alcuni registi diventano grandi solo così. Chissà cosa sarebbe Moulin Rouge! a stereo spento. Solo l’immagine sarebbe stupenda, un po’ porcellana statuaria, ma stupenda e per niente fredda, ma pulsante di vita. Il musical di Luhrmann pare stia per essere edito dalla Fox, insieme a William Shakespeare’s Romeo+Juliet in Blu Ray, sono francamente curioso di sapere cosa verrà fuori.

In definitiva, per chi ancora non considera come tale questo capolavoro assoluto del musical/mèlo non riesco a trovare le parole di disappunto. Luhrmann riconsegna al cinema il suo ruolo primigenio di spettacolo in cui la ridondanza estetica diventi contenuto formale in progressiva riformulazione dei codici del genere. Luhrmann crea una distopia tra ciò che viene mostrato e ciò che si vuole rappresentare inondando lo spettatore di un magema di immagini lussureggianti e auliche, tralasciando completamente l’aspetto logico della vicenda. Creando quindi dentro una storia semplice degli avvenimenti folli. In questo sta la grandezza di Luhrmann, che non si vede in film come Chicago o Across the universe. Luhrmann ha dato vita ad una iconografia senza precedenti, creando uno stuolo di imitatori (compresi i non visti ed esecrabili Romance & cigarettes e Mamma mia!) che hanno ripetuto stancamente le gesta del regista. Quello che si deve capire è che l’iconografia è tutto, lo stile in Luhrmann è la cifra della stilizzazione come pastiche di generi in cui ogni singolo elemento perde il suo significato originario e diventa un tutt’uno con il resto. Ecco perchè la rivoluzione che si vede in Moulin Rouge! è la stessa che c’era in Blade Runner, film che aveva sintetizzato in forma di Massima Concentrica i dettami del cyberpunk. Dopo sarebbero arrivati i vari Brazil, Videodrome, TerminatorAliens, fino ai capolavori degli anni ’90. Moulin Rouge! ha così fatto d spartiacque tra passato e presente nel musical. Contaminazione mèlo/musical ha qualcosa di powelliano, ma Luhrmann non è Scorsese (per fortuna) e tenta invidiabilmente, genialmente, di andare oltre l’estetica di Scarpette Rosse e I Racconti di Hoffmann, e costruisce un mondo letteralmente fatato e “altro” in cui vivere e immergere gli occhi. Gli stessi occhi dello spettatore, dopo aver visto un sublime ritratto (uno qualsiasi: Moulin Rouge! è uno dei film più sontuosamente belli della storia del cinema) della Diva Satine, non avranno più occhi per nessun’altra. E la storia del cinema verrà riscritta. Da Rick Deckard a Satine, il cinema postmoderno si riflette e si ammira in un vortice in cui il senso viene plagiato e sconnesso dal mondo esterno. Diventa vita a se stante, come sempre dovrebbe essere il cinema.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).