Inception è uscito ormai da due anni, ma finora in pochi sono riusciti ad argomentare un discorso che ne spiegasse le potenzialità di film-architettura duraturo nel tempo, e non sarò certo io a farlo. Vi piacerebbe se qualcuno vi cominciasse a spiegare perché il capolavoro di Alfred HitchcockLa Donna che visse due volte” è un film epocale? La magia ne verrebbe intaccata. La struttura a spirale di Inception è bene che rimanga se non un mistero, per lo meno un vortice di emozioni contundenti e assolute, paragonabile ad un concerto di Wagner.
E’ un opera wagneriana il film di Christopher Nolan, un po’ come Blade Runner, forse, ma molto meno magniloquente e scenografica del primo film hollywoodiano di Ridley Scott, che sconta da sempre il non-sense della narrazione prolissa e inconcludente, rifacendosi ovviamente sul piano estetico, dove la Produzione investe milioni per ricreare le visioni malate di Dick.

Inception si situa più dalle parti di Hitchcock che di Scott, Nolan, non è un feticista dell’immagine e sorprende ad ogni suo film per la coerenza di una struttura narrativa ad incastri che sembra sbalestrata e invece è sorvegliatissima.

Questa premessa serve per dire che il regista di Avatar, James Cameron, che ai tempi delle nomination 2010 per il miglior regista del precedente anno, ebbe da ridire con i membri dell’Academy per la mancata nomination all’Oscar di Nolan. Questo significa un dato implicito: Cameron ha di fatto quasi ammesso che, per quanto possa essere bello il suo Avatar (che bellissimo lo è di certo, un action-painting classico e hawksiano, puro cinema di serie-b cormaniano rivestito da una lussuosissima patina da film commerciale), Inception sarà sempre dieci tacche più in alto.

La fantascienza è un genere spietato, vince solo chi l’idea più originale. Nel 1999 David Cronenberg sconvolse il mondo con il suo fondamentale (e definitivo) eXistenZ, Nolan riprende la palla al balzo e forgia lo stesso cinema del disorientamento percettivo, ma con una budget molto più alto.

Inception vola in alto come opera post-industriale, figlia diretta del mondo video ludico, digitale, del multitasking, di un certo tipo di cinema che costringe a fare i conti con l’enciclopedismo dello spettatore medio, che quindi sa sempre qualcosa in più del regista stesso, di conseguenza per riuscire a stupire lo spettatore bisogna evolvere il gioco delle regole costruendo continue trappole narrative, all’interno delle quali lo spettatore-giocatore è destinato a perdersi. Una costruzione di questo tipo non la si può battere e Nolan lo sa. Bisogna essere furbi, scaltri, giocare sapendo di aver già perso in partenza e costruire il bluff perfetto per riuscire ad ottenere un consenso sempre più selettivo, di uno spettatore che esce impreparato di fronte ad una costruzione ormai a prova di bomba. Film multi interpretativo Inception, che non concede adito ad interpretazioni, è per questo che ha dato così fastidio alla critica più anziana.

Ma la fantascienza ha bisogno di racconti così disperanti e aulici, per confermare da sempre la sua vocazione di genere alternativo, disconnesso: siamo sempre dalle parti del cyberpunk, il ramo  della fantascienza sovversiva, che segna il punto di rottura rispetto a quello che il passato ha mostrato.
Nolan cambia le regole anche se non tutti sono pronti ad accettarlo.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).