Sinister

Uno scrittore di romanzi horror, Ellison Oswalt, dopo il primo successo editoriale non riesce più a scrivere. Decide di trasferirsi in una casa dove pochi anni prima era avvenuta un'orribile tragedia. Ellison inizia una ricerca che lo porterà verso rivelazioni inconsuete.
    Diretto da: Scott Derrickson
    Genere: horror
    Durata: 110'
    Con: Ethan Hawke, Juliet Rylance
    Paese: USA, UK
    Anno: 2012
5.7

Sinister di Scott Derrickson, dai produttori di Insidious e Paranormal Activity, è la rivisitazione del vecchissimo spunto dell’uomo nero, ma con un’infinità di sfumature nel buio.
Con una strategia della tensione da thriller ed una coltura del sublime, il film semina nell’ombra un’archeologia dell’orrore ancestrale: gli hot spots sono pellicole in Super8 con filmati snuff di famiglie sterminate, che il protagonista esplora attraverso un programma di montaggio amatoriale su di un netbook.

Museo dell’orrore all’avanguardia. Stralciamo la sinossi dal sito ufficiale: dopo aver ottenuto il successo grazie alla pubblicazione di un libro relativo a un fatto di cronaca nera, Ellison Oswalt è progressivamente caduto nell’anonimato. Decide quindi di trasferirsi con l’intera famiglia a King County per indagare sulla tragica impiccagione di un’intera famiglia, ad eccezione della figlia più piccola, misteriosamente scomparsa.
La casa comprata dallo scrittore è proprio la stessa dove è avvenuto l’efferato omicidio. Dopo aver trovato una misteriosa scatola contenente una serie di pellicole che testimoniano la tragedia e altri terribili crimini, Ellison capisce di avere tra le mani il materiale perfetto per un nuovo romanzo e comincia a investigare. Tuttavia, le sue indagini risveglieranno una divinità pagana di nome Bughuul, che entrerà nella sua vita e in quella della sua famiglia trascinando tutti in una spirale di inquietudine e terrore.
Cominciamo col dire che Sinister, nomen omen, è un film davvero sinistro, in cui Derrickson sfodera il campionario da bottega degli orrori raccolto e perfezionato in un tirocinio di tutto rispetto (Hellraiser V – Inferno, L’esorcismo di Emily Rose).
Dal punto di vista visivo, in primis, le ambientazioni sono valorizzate dalla cupezza della fotografia e delle luci al risparmio, tra soffitti cigolanti, case maledette, alcove brumose, corridoi pericolanti e quei filmini davvero inquietanti, spiati da voyeur dell’orrore con un morboso meccanismo di rovesciamento, per cui par di finire, piuttosto, “spiati” dalle malefiche ed indecifrabili comparse del materiale video a cui mette mano Ellison (Ethan Hawke).
È una specie di contrappasso per l’ambizione dello scrittore dark, che arriva a mentire alla famiglia pur di rinnovare, sfruttando il soggetto da cronaca nera, il successo giovanile dei bestseller grondanti di sangue: al punto da infilarsi nella tana del Diavolo.
Ellison, dunque, è una sorta di occhio che uccide se stesso, un maniaco dallo sguardo indagatore che trapassa, poi, dalla fissazione, alla paranoia, all’incubo.
Ethan Hawke asseconda con disturbata abilità. Il passaggio dalla prima parte, incentrata sul registro del thriller, alla seconda, in cui le presenze soprannaturali prendono il largo, come strisciando dall’oscurità di zolfo di un micro-inferno domestico, avviene con una cadenza da marcia funebre lovecraftiana, in cui “l’altro” nascosto nell’ombra affiora secondo l’ineluttabilità di un ciclo della Natura.
È questo “aver svegliato il sonno dei morti”, per via dell’ostinazione di Ellison nel proseguire i lavori al proprio libro nonostante l’avversione della comunità locale annunciata dallo sceriffo, a costituire il sottofondo psicologico di un’atmosfera da giustizia pagana in arrivo come con la risolutezza d’una mannaia. L’uomo nero di turno è appunto una divinità degli inferi, Bughuul, front-demon di una gang di bambini.
In tutto, dunque, Sinister produce rovesciamenti, sottinsù come se il mondo venisse gradualmente assorbito dalla prospettiva di un oltretomba ctonio: i bambini da vittime a cricca demoniaca; Ellison che spia le fotografie in cui appare il viso di Bughuul, e finisce per essere cacciato dalla stessa preda del proprio sguardo; lo Sherlock Holmes, con tanto di Watson (James Ranson, nelle vesti di un ufficiale locale che collabora clandestinamente alle ricerche attingendo dagli archivi), scaraventato dalla razionalità delle proprie ricerche (coadiuvate persino da un professore, interpretato da Vincent D’Onofrio) all’inagibile “campo senza scampo” dell’irrazionale.
Come in The Ring, dunque, lo sguardo viene punito, ma a differenza del film di Hideo Nakata (e del suo remake americano ad opera di Gore Verbinski) le vicende di cronaca nera sono assunte in una mitologia nera: non è una maledizione individuale a scatenare l’orgia di sangue, quanto una reazione a catena benedetta da una sorta di Ctulhu.
L’ansia, piretica, dell’insottraibilità a questa dimensione cosmica dell’omicidio costituisce la “sublime” strategia della tensione di Sinister ed insieme lo spunto per un’estetica ctonia, che indaga – con effetto thrilling – quando profonda possa essere la paura di guardare.

A proposito dell'autore

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Professore di storia dell'arte e giornalista pubblicista, professa pubblicamente il suo amore per l'arte e per il cinema. D'arte ha scritto per Artribune, Lobodilattice, Artslife ed il trimestrale KunstArte, mentre sul cinema, oltre a una miriade di avventure (in corso) da free lance, cura una rubrica sul quotidiano "Cronache di Salerno" ed in radio per "Radio Stereo 5".