Allied: Un'ombra nascosta

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’ufficiale dei servizi segreti Max Vatan incontra in Marocco, a Casablanca, Marianne Beauséjour, soldatessa della Resistenza francese, dove devono portare a termine un’operazione per assassinare un nazista. A Londra la coppia si sposa, ma il contesto del conflitto non permette sotterfugi di sorta.
    Diretto da: Robert Zemeckis
    Genere: drammatico
    Durata: 124
    Con: Brad Pitt, Marion Cotillard
    Paese: UK, USA
    Anno: 2016
6.5

Allied: Un’ombra nascosta presenta notevoli assonanze con il precedente film di Zemeckis, The Walk, dove si poteva ammirare il potere inconsueto di una commedia utopica dove gli alti combaciavano pericolosamente con i bassi e la retorica di Robert Zemeckis trovava il punto di non ritorno di una rappresentazione estatica del vuoto raffigurato come un labirinto. Ma con Allied Zemeckis tenta un livello ulteriore, muovendosi su un territorio decisamente più arrischiato come il Secondo Conflitto Mondiale, utilizzando un meccanismo narrativo a basso voltaggio che parte quinta solo nel finale.

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Essendo Zemeckis cineasta del tutto architettonico, in Allied la focale da lui prescelta per inquadrare il dramma è il punto di vista della coppia posta sul cornicione di una abitazione in una città del Marocco, dove la città è visualizzata nel calore di una notte densa d promesse e misteri. E’ il preludio alla vicenda che si dipanerà per le successive due ore. La coppia dei divi, Marion Cotillard e Brad Pitt dovrà tenere in piedi un fuelliton dove alla fine i vincitori e i vinti arriveranno a combaciare. E la catarsi si spegnerà in un soffio silenzioso e senza possibilità di appello: la stessa etica della visione di The Walk, seppur privo del coté violento di questo Allied, segnato dalle svastiche come repentino ammonimento per la traccia di un dolore ancora non rimarginato in seno ai rapporti tra USA e Europa.

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Zemeckis lavora sullo spazio e sul tempo. Allied è un fuoco d’artificio di trovate nella prima parte, ed un ripiegamento verso il sospetto e l’intrigo nella seconda: prima viene esposto il fatto con tutti i crismi della messa in scena, di conseguenza, in seguito viene rovesciata la situazione in un regime di calma apparente e nel finale l’esplosione del dramma si svela nella sua accezione identitaria più politica. L’autore di Who Framed Roger Rabbit e Cast Away è entrato nella sua fase sperimentale invisibile: poter fare ciò che vuole senza l’assillo dell’Academy Awards, come oggi capita allo Spielberg di Bridge of Spies e The Bfg. Zemeckis ha solo alzato il livello della prurigine sentimental-erotica ne plot narrativo. Si perde qualcosa? Nell’estetica del cinema storico dagli anni ’70 (The Walk) agli anni ’40 di Allied questo surplus serve ad attirare lo spettatore nel gergo esperienziale di un mood temporale già vissuto e dunque altro, ormai, nel tempo e nella Storia. Tra spie e nazisti nascosti nell’ombra Allied raggiunge il suo apice riportando al segno di una disputa finale tra ciò che poteva essere e ciò che è stato.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).