Changeling

A Los Angeles nel 1928 la giovane madre Christine lascia il figlio Walter a casa per andare al lavoro. Un giorno il figlio viene stato rapito. Le autorità riescono a restituirle il bambino, ma Christine sostiene che quello non è suo figlio. Inizia una dolorosa ricerca della verità.
    Diretto da: Clint Eastwood
    Genere: drammatico
    Durata: 141
    Con: Angelina Jolie, John Malkovich
    Paese: USA
    Anno: 2008
PUNTEGGIO NON DISPONIBILE

L’ultimo film di Eastwood forma una voragine, un’abisso morale senza via d’uscita. All’ultima edizione del Festival di Cannes si sono levate voci su una presunta “delusione” intorno a questo “Changeling” o sul fatto che il film non fosse all’altezza di Mystic River e Million dollar baby, persino il Mereghetti ne ha parlato come di un’opera minore per il regista statunitense. Falso, falsissimo, un’incomprensione enorme. Changeling apre scenari devastanti e lo fa con un pudore secco, millimetrico che rivela una moralità di sguardo cristallina e mai consolatoria.


La storia, basata su fatti realmente accaduti negli US.A. nel 1928, racconta di una donna (Christine Collins) a cui scompare il figlio Walter rapito da un maniaco pedofilo infanticida, non si rassegna alla triste sorte cui la polizia l’ha costretta e tenta in ogni modo di vincere la sua battaglia contro l’ingiustizia, contro il sopruso del potere, trovando in un predicatore radiofonico un insperato aiuto.
Eastwood dimostra una padronanza assoluta del mezzo cinematografico e non arretra davanti a nulla, mostra in maniera sapiente anche la sequenza dell’esecuzione con il condannato al cappio: come in tutti i capolavori di Eastwood (dal radicale Gli spietati, fino a Mystic river e Million dollar baby) non c’è perdono, non ci sono innocenti e non c’è giustizia. Davanti alla tragedia vissuta da Christine Collins la macchina da presa non lascia mai il territorio emotivo della sconfitta morale a cui assiste inerme un intero paese.


La discesa agli inferi di Christine Collins è resa ancora più agghiacciante dalla volontà da parte di Eastwood di lasciare penetrare l’ambiguità in una messa in scena che appare del tutto compromessa da uno stile perennemente furioso, come fosse incantato dal fuoco del dolore e della cocente responsabilità di cui i valori americani sono intessuti. Allora sarebbe più corretto parlare di uno sguardo “sadiano” in quanto la violenza cui Changeling tende serve ad una rappresentazione dell’inabissamento alla radice di quella fibra intrinseca che è il male. Giona A. Nazzaro su Film Tv ha citato il “Non uccidere” dal Decalogo di Kieslowski. E’ possibile che Eastwood abbia toccato corde molto più profonde di quello che può apparire a prima vista.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).