Nightmare Before Christmas

Nella città di Halloween, Jack Skeletron è la Star di Halloween. Ma Jack è stufo di incutere timore ai bambini e vorrebbe qualcosa di nuovo.
    Diretto da: Henry Selick
    Genere: animazione
    Durata: 76'
    Paese: USA
    Anno: 1993
8.7

Forse Nightmare Before Christmas può essere definita “la parabola ecumenica per eccellenza sul lato oscuro dell’universo infantile”. Il fatto che questa creatura di Tim Burton sia stata messa in mano ad un altro regista, Henry Selick, che poi confermerà le se doti con lo stupefacente Coraline (2009), dice molto sui deficit di un regista che ha si diretto grandi film, ma che probabilmente ha fallito l’appuntamento più grande per un regista cone lui, partorito dalla scuola Disney, quello con il cinema d’animazione. Ad esempio Corpse Bride (2005) è tecnicamente perfetto, ma in quanto ad empatia con i personaggi, si fatica a comprendere la necessità di una storia risaputa e situazioni derivanti da uno script non esaltante. Corpse Bride fa la figura di uno splendido arazzo fuori tempo massimo, si ascolta la sua partitura come fosse un disco vecchio, già sentito mille volte, ma lo si ascolta per il semplice gusto di ritrovare delle atmosfere che sembravano perdute per sempre.

Henry Selick ha diretto meno film di Burton, è molto meno famoso e riconosciuto, non ha mai diretto un blockbuster, Burton invece è entrato nella schiera dei registi da blockbuster proprio qualche anno fa, grazie alla super produzione di Alice In Wonderland, un buon film d’intrattenimento, nulla di brutto, tranne un insopportabile Johnny Depp di maniera, che ormai dovrebbe capire che non può più essere l’attore feticcio del regista di Burbank, dovrebbero inventarsi qualcos’altro per riuscire ancora a sorprendere lo spettatore. Per il resto Alice ha scenografie genialmente sovrabbondanti, esposte verso un non-sense che cattura l’essenza delle visioni carrolliane. Il suo successo da fastidio perché i produttori potrebbero volere film simili se non identici all’estetica di questa Alice burtoniana, così facendo avremmo una continua clonazione di un cinema che è già maniera di se stesso, pur trovando delle soluzioni estetiche di allarmante e divertita sintesi.
L’omogeneità di un’operazione magari tronfia ma francamente accettabile come l’Alice di Burton, la si trova in altri film del regista, solo in mentite spoglie.

Selick appartiene ad un mondo sicuramente più concreto è meno favolistico. La paternità di un’opera elettrizzante ed indimenticabile come Nightmare Before Christmas quindi, diventa un gioco delle parti, un ricettacolo di visioni e moniti d’autore raccolti in una spirale di cinema altamente infiammabile.
Il film-musical del 1993 ha un ritmo forsennato, delle caratterizzazioni che entrarono da subito nell’immaginario collettivo, ma la cosa più importante riguarda la strutturazione della colonna sonora di Danny Elfman. Qua si gioca tutto il senso dell’operazione: il demiurgo, il genio, la colonna portante di questa magia ardimentosa di poesia sulfurea e di inquieta nemesi sull’arcaicità della stop-motion, è un compositore che raggiunge qui il livello più alto della sua carriera, recriminando la gemmazione di un infinito dolore, come quello di Jack Skeletron che vuole dare un nuovo tocco alla festa di Halloween e s’imbatte nella città del Natale, tenta di ricopiare la formula natalizia innestandola nel suo paese di mostri, ma l’esperimento fallisce e allora dovrà rimettere a posto i ruoli e far tornare tutto alla normalità.

Nightmare Before Christams non è invecchiato male, la sua natura di esperimento votato alla rigenerazione di un immaginario infantile lo colloca nel Pantheon delle opere sempre diverse da se stesse, quei film immutabili nel tempo, per cui ciò che passa come “nuovo” viene sfigurato immediatamente da quello che c’era prima.

Esaltare le forme del passato con un afflato modernista che implichi un appoggi decisivo nei confronti dell’estetica postmoderna, del frullato dei generi, per fare i conti con l’incredulità delle nuove masse ormai abituate a qualsiasi tipo di spettacolo: non è una cosa da pochi, Henry Selick conosce il cinema-partitura meglio di Burton e nel successivo film ha abbandonato completamente la struttura musical per approcciarsi ad un incubo per famiglie che toglie ogni parvenza di illusione negli occhi di guarda, acuendo ulteriormente così, un gioco teorico che lo vede tra i massimi interpreti di una silloge-cinematica, elevandolo al rango di “grande inventore di mondi paratattici”.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).