E’ una discussione niente male. Lynch autore paludato oppure ultimo genio assoluto, che non si è lasciato fagocitare dal sistema hollywoodiano? Nolan regista-demiurgo in ascesa oppure sopravvalutazione di una delle nuove mode di Hollywood? La questione è molto semplice: che differenza c’è tra un The Prestige e un INLAND EMPIRE, è più bello Mulholland Dr. o Inception? Inception è davvero un film freddo? INLAND EMPIRE è un film inguardabile e sbagliato? Una tale sottigliezza tra le varie posizioni a riguardo non me la ricordo per nessun altro regista.

Lynch e Nolan si danno battaglia a distanza, tra le posizioni dei vari critici. Ma chi la spunta? Riguardo alle riviste on-line, secondo Off-Screen e Cinefile.biz il Lynch di INLAND EMPIRE era il film di un regista che aveva completamente perso il suo fascino e la sua concretezza aurorale; secondo SentieriSelvaggi e Spietati il film di Lynch era l’ultima epifania di un autore che non aveva mai portato tanto oltre la propria poetica di disvelamento e perforazione dell’immagine. Sulle riviste cartacee invece il dibattito si sente molto meno, perché l’unica cosa che emerge è un vero e proprio plebiscito per l’Autore Lynch. Su Segnocinema Bellavita, Pugliese, Canova si producono in elogi sperticati. Su Cineforum il Pier Maria Bocchi, e poi Anton Giulio Mancino, Johnny Costantino e altri dispiegano le loro teorie sulla genialità dell’uso del digitale da parte del Maestro. Idem su Filmcritica.

Solo su Ciak Alberto Pezzotta pubblica un doppio split segno, in cui interviene spiegando lui stesso (che ha amato il film) il “perché sì” e il “perché no”. Ovvero, la critica tradizionale che lo studia dai tempi di Eraserhead, arrivata ad un film “abnorme” ed indecifrabile come INLAND EMPIRE, ne decanta le lodi e lo elegge a Dio supremo dell’arte cinematografica. Per Nolan le cose sono più complicate, prevale lo scetticismo, film come The Prestige e Inception vengono presi freddamente e si punta sull’impostazione “convenzionale” delle strutture noir del regista inglese. Come dire: hai pochi film alle spalle, cosa pretendi? Che ti incensiamo subito? Ti devi fare le ossa prima. Nolan viene considerato una specie di abile e furbo manipolatore di codici espressivi che si conoscono a memoria. Da cosa viene tutta questa mancanza di fiducia nei confronti del nuovo autore? Si ricordi che è dai tempi di Memento la critica tradizionalista ha problemi con Nolan. Invece mai nessuno ha detto contro il patetismo e la violenza gratuita di Cuore Selvaggiot. Forse un problema di fondo è che a Nolan è riuscito a molto bene il passaggio verso la grossa produzione e Lynch è rimasto un regista di nicchia? Perché Lynch non ha mai amato la grossa produzione?

Neanche The Social Network è una grossa produzione, eppure è mille volte più appassionante, intelligente, divertente, sorprendente di una pochade volgare e urlata come INLAND EMPIRE. Da che si ricordi, l’unica grossa produzione di Lynch rimane Dune (l’unico film di Lynch che io abbia amato per intero, dove non c’è una sola cosa che mi dispiaccia) e fu un film che andò malissimo, un disastro su tutti i fronti. Poi negli anni ’80 Lucas propose anche a Lynch di dirigere Il ritorno dello Jedi, ma lui rifiutò. Dopo Dune fece un filmone come Velluto Blu, che sancì in modo pressoché definitivo il suo status di “regista-contro” della new-Hollywood. Questo è Lynch, il regista di film sgradevoli come Velluto Blu, di film-vortice “maledetti” come Lost highway, di noir oscuri che non dicono niente di nuovo, ma quello che dicono la sanno dire in modo eccellente, come Mulholland Dr.. E infine INLAND EMPIRE. Che dire ancora di un’opera simile? Niente, perché ogni parola sarebbe superflua. E’ un film per esegeti, per iniziati. Solo per fanatici lynchani. C’è poco da fare.

Ma questo vuol dire che amare The Prestige e Inception è più facile? Per via delle nomination al’Oscar e dell’enorme successo al box office? Forse con Inception nel cinema sci-fi cyber-punk sembra che qualcosa sia veramente cambiato. Tutto in Inception è silenzio e rumore, tutto prende forma e il cinema ritrova la sua essenza primigenia, senza bisogno di “tritare” l’immagine, senza bisogno di far “friggere” i pixel come fa Lynch. Perché non puoi ridurti a fare due film consecutivi “sul cinema”, non puoi fare metacinema così dichiarato, e sfrontato, altrimenti vuol dire che per te “il cinema narrativo è morto” (è una dichiarazione dello stesso Lynch). Per Nolan invece il cinema è vivo e prende traiettorie mai viste prima. Senza bisogno del faccione di Laura Dern spiattellato sullo schermo digitale. Chi vince, allora, tra Lynch e Nolan? Vince il cinema, senza vincitori né vinti. Ognuno si tiene il suo.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).