Qual è la chiave dell’immenso successo di Breaking Bad? Proviamo – a distanza di alcuni mesi dalla fine della serie – a rifletterci su a freddo. L’enorme appeal della serie ideata da Vince Gilligan, trasmessa dall’emittente via cavo AMC (la stessa di Mad Men e The Walking Dead) e andata in onda dal 2008 al 2013 – che ha conquistato un pubblico davvero trasversale – è sicuramente dovuto a diversi elementi.

Il soggetto: un professore di chimica del liceo di una cittadina del New Mexico malato di cancro, pavido e ad un primo acchito insignificante, con al seguito una normalissima famiglia composta da una moglie, anch’essa piuttosto insignificante e tristemente rassicurante, un figlio paraplegico, un cognato sbruffoncello agente della DEA – cosa per niente trascurabile nell’economia del racconto – e una cognata, anche lei piuttosto incolore.

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Tutto inizia e si conclude – ovviamente non diremo come, per chi non l’avesse ancora vista – con Walter White: un John Doe, il suo nome parla chiaro (come dire Mario Rossi) un individuo come tanti, l’uomo medio americano. O così parrebbe. Invece no, o non del tutto, perché il grigio e anonimo professore di chimica (interpretato dall’ottimo Bryan Cranston), che tra l’altro ha un doppio lavoro part-time in un autolavaggio come un adolescente, possiede un grande talento: è un raffinatissimo genio della chimica. Questa è l’enorme dote a sua disposizione, un qualcosa che solo pochissimi posseggono, che darà una svolta, per quanto tardiva, alla sua sbiadita e frustrante esistenza, che sembra essere giunta al termine, giacché gli viene diagnosticato un cancro, e per giunta la moglie resta inaspettatamente incinta. Una sfiga dietro l’altra quindi, ma il caso gli darà una mano: l’incontro fortuito con un suo ex studente, Jesse Pinkman – coprotagonista a tutti gli effetti della serie – piccolo produttore-spacciatore di metanfetamina, farà prendere una piega a dir poco inaspettata alla sua vita. Walter White, non avendo oramai nulla da perdere, proporrà a Jesse di partecipare al suo business molto poco florido “cucinando” della metanfetamina, il tanto che basta per fare un po’ di soldi, il classico colpo per sistemarsi, per lasciare del denaro alla sua famiglia una volta che il cancro – presto o tardi – avrà avuto la meglio. Ma il prodotto che è in grado di creare il prof. White si rivelerà il migliore d’America.

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Che dire: un soggetto proprio niente male, oseremmo dire quasi geniale, con un grande potenziale narrativo, che stuzzica enormemente l’interesse già dai primissimi episodi.

E da qui avrà inizio la veloce discesa nell’illegalità (tutto si svolge nell’arco di appena due anni) di Walter White.

Ma ciò che sorprende davvero è che il mite professore entrato nel giro degli stupefacenti per necessità – la crisi economica imperversa -, diventi a tutti gli effetti uno spietato criminale, il vero villain della serie: perché, certo, durante il corso delle stagioni entreranno in scena organizzazioni criminali alte – determinando svolte molto significative nel racconto – con freddi e spietati signori della droga, ma il vero “cattivo” è Heisenberg, il suo nome di battaglia, il suo doppio che inesorabilmente prenderà il sopravvento.

Breaking Bad non è una noireggiante discesa agli inferi dell’uomo qualunque, è più vicino ad uno Scarface, ma con un nerd frustrato di mezza età al posto del Tony Montana di Pacino, e ciò che rende la serie davvero affascinante è che White-Heisenberg sia ancora più pericoloso del rozzo e impulsivo cane rabbioso assetato di potere interpretato da Pacino nel film di De Palma, perché a differenza di quest’ultimo possiede una grande finezza intellettuale e, come si diceva, un grande talento che lo farà diventare una vera e propria star della metanfetamina.

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Poi c’è da dire che una non trascurabile fetta del fascino della serie si debba a Cranston (solido caratterista apparso anche di recente in Godzilla di Gareth Edwards, Argo di Ben Affleck e Drive di Nicholas Winding Refn), capace di passare da un registro ad un altro con enorme disinvoltura: amorevole con i suoi figli, strada facendo sempre più spietato con i concorrenti, sgradevole e crudele col suo socio-amico-figlioccio Jesse, con il quale instaura un rapporto paterno oltre che “professionale”, e con chiunque ostacoli il suo cammino.

Breaking Bad passa agilmente da toni drammatico-intimisti a quelli da crime-action passando per il western (gli incontri faccia a faccia tra le organizzazioni criminali nel deserto che circonda la cittadina), e non disdegnando affatto toni grotteschi, talmente caricati in diverse occasioni che infondono al tutto un’aura quasi tragicomica.

Dentro c’è un sacco di roba, alto e basso: la malattia, la frustrazione dell’uomo medio, la crisi economica, il mito tutto americano della seconda occasione, faide tra organizzazioni criminali, amore, morte, tossicodipendenza, il fascino oscuro del potere, il sottile confine tra legalità e illegalità e quintali di metanfetamina, i cristalli blu migliori di sempre del leggendario, scaltro e talentuosissimo signore della droga, Heisenberg.

 

Say my name/you’re Heisenberg…/you’re goddamn right!

Stagione 5, episodio 7

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.