Ultima notte a Soho

La giovane Eloise si trasferisce a Londra per frequentare una prestigiosa accademia di alta moda. Rimasta delusa dall’ambiente studentesco, si reca nel quartiere di Soho. Nella notte Eloise torna negli anni ’60 e incontra la misteriosa Sandie, per Eloisa è l’inizio di un incubo.
    Diretto da: Edgar Wright
    Genere: horror
    Durata: 118
    Con: Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy
    Paese: UK
    Anno: 2021
8.1

Stavolta gli americani non hanno messo un soldo. Ultima notte a Soho non è Baby Driver (2017) diretto da Edgar Wright con capitali statunitensi, dove abbondavano armi e auto di lusso, si trattava di un Fast & Furious in minore con un tocco auorialista da film maker d’eccezione. Con Ultima notte a Soho Wright si concede il lusso di un film personale, elegantissimo (nemmeno l’ottimo Crudelia può vantare di uno scenografismo tanto sofisticato e complementare alle idee di regia), un film dell’orrore concepito senza rete di sicurezza.

Un gioiello frutto di un lavoro certosino che punta a resuscitare il genere martoriatissimo dell’horror. Gli spaventi ci sono e puntano a creare un surplus di eccitazione e di suspence, basati su una storia classica dove la Londra odierna fa da sfondo ad una storia di doppi, dove l’allucinazione serve a stratificare il reale. Un musical horror estremamente fluido dotato di una scrittura scenica leggera e mai appesantita da simbologie. E’ un regista che ama sperimentare e intrattenere il pubblico Wright. Lo aveva già fatto con Hot Fuzz (2007) e Scott Pilgrim vs. the World (2010). Stavolta con Ultima notte a Soho ha alzata il tiro e si è fatto più ambizioso.

Diventa horror dozzinale Ultima notte a Soho e gli si perdona l’insistito uso degli effetti speciali. Tutto è molto puntuale e astuto. Edgar Wright usa il passato per fare cinema del domani. Il caso di coitum interruptum tra il ragazzo nero e la protagonista bianca è un notevole episodio di raffinatezza di scrittura, come in ogni film dell’orrore l’erotismo viene braccato da forze superiori. Uno spassoso elogio del non espresso.

Nel prossimo film Wright tornerà a lavorare per gli americani in una produzione che si preannuncia molto rischiosa e complessa: il rifacimento di The Running Man (1987), dove all’epoca il protagonista era Schwarzenegger. Un ulteriore salto produttivo ed estetico per il regista britannico che con Ultima notte a Soho ha garantito la qualità della produzione inglese, dove non c’è solo Steve McQueen a dettare legge.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).