Sotto una buona stella

Federico Picchioni è un facoltoso broker che nel giro di pochi giorni perde tutto, lavoro e moglie, e si ritrova doversi occupare della famiglia. La nuova vicina di casa, Luisa, spietata tagliatrice di teste, porterà ancora più scompiglio nella sua vita.
    Diretto da: Carlo Verdone
    Genere: commedia
    Durata: 106'
    Con: Carlo Verdone, Paola Cortellesi
    Paese: ITA
    Anno: 2014
5.5

Se Sotto una buona stella dovesse essere l’indicatore attraverso il quale “misurare” lo stato di salute della commedia italiana, saremmo messi davvero molto male. Carlo Verdone, da una decina di anni a questa parte, sembra regredire, inesorabilmente, fino a toccare il fondo col suo ultimo film(ino).

Ciò che manca a Sotto una buona stella è praticamente tutto: una buona scrittura, vispa, ben oliata, un parco attori degno e ben diretto, e ultima, ma non meno importante, una messa in scena che non rasenti, o tocchi proprio, il dilettantismo più imbarazzante.
Verdone, separato da anni dalla moglie, dopo la morte di questa e il licenziamento, è costretto ad accogliere in casa i suoi due figli ventenni e la nipotina. Da qui parte il tutto: l’allontanamento della compagna fighetta e frivola che non accetta la situazione, il faticoso recupero del rapporto con entrambi i figli, e l’incontro con la spiritosa e brillante vicina di casa (Paola Cortellesi), con la quale sembra nascere qualcosa…insomma, la solita sbobba. Questo è il soggettino, e ci poteva anche stare. Ma la cosa davvero imbarazzante è il suo svolgimento, sia a livello di forma che di contenuto, come si accennava.
Durante l’ora e mezza abbondante si alternano rozzamente triti e ritriti toni da commedia à la Verdone della peggior specie, anche beceramente slapstick (cadute a terra degne dei peggiori cinepanettoni di Neri Parenti), e toni drammatico-intimisti affidati ai due figli, che sembrano essere usciti da un film di Moccia o simili.
L’unica cosa che risolleva un briciolo il tutto è una gradevole Paola Cortellesi, e alcuni scambi comici tra lei e Verdone. Insomma, una cosetta che tocca molte volte il ridicolo involontario grazie a trovate puerili e buchi di sceneggiatura; e quel che è ancora peggio, non c’è traccia nemmeno di un briciolo di mestiere che un regista e attore sulla scena da più di trent’anni dovrebbe possedere. Come diceva spesso la Sora Lella, fedele comprimaria del Verdone degli anni d’oro: annamo bene!

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.