Liberaci dal male

New York, tempo presente. Un poliziotto indaga su una serie di delitti sempre più efferati. Un prete lo convince del fatto che i delitti sono opera del demonio. A dispetto delle credenze religiose del poliziotto, i due inizieranno una caparbia lotto contro le forze del male.
    Diretto da: Scott Derrickson
    Genere: horror
    Durata: 118
    Con: Eric Bana, Edgar Ramirez
    Paese: USA
    Anno: 2014
4.8

Poco dopo i titoli di testa, antichi simboli assiri, confusi assieme a eloquenti e perentorie frasi in latino, cominciano, da una sperduta grotta in Iraq, a comparire sui muri del Bronx, tremendi e ancestrali portali su altre dimensioni, varchi d’accesso per entità innominabili e fameliche. É proprio questa commistione, questo accostamento visivo suggestivamente grossolano che si fa antefatto e motore di tutti gli eventi narrati a denotare la cifra stilistica stessa dell’ultimo film di Scott DerricksonLiberaci dal male, con le sue atmosfere, il suo intreccio, i suoi personaggi si rivela infatti, sin dai primi minuti, come un ibrido assoluto capace di attraversare disinvoltamente registri, tipologie, generi. É proprio attraverso questi, attraverso il loro continuo incastro, che l’autore organizza il suo gioco in un sovraccarico strutturale che ne è anche la più evidente e conclamata peculiarità registica.

liberaci0

Dopo il grande successo di The Exorcism of Emily Rose (2005), dove i toni da agghiacciante storia di possessione si fondevano con l’inchiesta giudiziaria, e l’intelligente rivelazione del registicamente più maturo Sinister (2012), piccolo e notevole prodotto capace di fondere intelligentemente thriller e horror, Derrickson, forte ora del contributo produttivo di Jerry Bruckheimer, non certo nuovo a operazioni di questo tipo, rincara la dose buttandosi temerariamente, insieme al suo immaginario demoniaco, tra le grandi e forti braccia del poliziesco (con, qua e là, qualche spruzzata di noir) cercando di dar vita alla quintessenza del thriller paranormale. Seguendo le tracce di precedenti più o meno illustri e più o meno riusciti, come Il tocco del male (1998) di Gregory Hoblit con Denzel Washington o il Constantine (2005) dalle fattezze di Keanu Reeves, e infarcendole delle più svariate occorrenze del cinema dell’orrore, dalle case infestate ai pazzi sanguinari passando, ovviamente, per le possessioni demoniache (inevitabili i continui rimandi a L’Esorcista), il regista costruisce un’oscura enciclopedia illustrata in cui, formalmente, non manca nulla.

Eric Bana;Edgar Ramirez

Con la stessa disinvoltura che mischiava arcani geroglifici a evocative frasi rituali, Derrickson amalgama i generi tra loro, confezionando un incubo suggestivo, potente e dalla considerevole presa emotiva, ma allo stesso tempo fragile proprio a partire da quella “summa” che doveva esserne il vero punto di forza. La frammentarietà, conseguenza logica del flusso continuo ed esagerato di rimandi, diviene allora un ostacolo insormontabile all’economia e all’unitarietà di un film in costante bilico tra déjà vu e sprazzi di originalità, dove ad atmosfere da antologia si possono accompagnare, sparute, le note piacevolmente stranianti dei The Doors e a esorcismi da manuale si possono contrapporre tormentate introspezioni psicologiche.

liberaci5

L’inedita coppia composta dal rude e tormentato poliziotto di un monocorde Eric Bana e dal fascinoso prete ispanico alcolizzato interpretato da Edgar Ramirez (il personaggio più azzeccato del film) si affanna, poi, per dipanare un mistero non così inestricabile né così suggestivo e la componente orrorifica (per lo più sorretta dall’iterazione di piccoli shock emotivi sparsi per tutto il film) finisce col rivelarsi, inevitabilmente, meno suggestiva e convincente della parte poliziesca. Qualcosa, qualcosa di importante, Derrickson l’ha perso per strada, immolandolo, forse, al demone della grande produzione, vendendo l’anima (o, perlomeno, una discreta dose di talento) a un diavolo ben più concreto e pragmatico dei suoi demoni babilonesi. Resta la (timida) poetica di fondo di un autore impegnato a scomporre, sovvertire, rendere inedita l’infinita dialettica tra fede e ragione. Un’originalità latente che minaccia di perdersi tra le pieghe di un horror come tanti.

A proposito dell'autore

Mattia Caruso

Un quarto di secolo circa, sancisce definitivamente il suo destino di cinefilo quando incontra, in una sala buia, il mondo pulp di Quentin Tarantino. Laureato in Comunicazione e Culture dei Media, pubblicista e critico, col tempo impara ad ampliare i propri gusti e le proprie visioni. Ama Fellini, i surrealisti, gli horror ben fatti e i lunghi piani-sequenza.