Ewan McGregor è un attore senza faccia, un attore bello ma vagamente inespressivo. Un bel ragazzo, ma un volto spesse volte impassibile e mai veramente coinvolto nella scena. L’attore di origini scozzesi è stato protagonista di alcuni tra i più famosi successi degli anni ’90-’00, tra cui i primi due film di Danny Boyle, Shallow Grave (Piccoli omicidi tra amici) e Trainspotting, poi è arrivato il Greenway de I Racconti del cuscino, dove il regista mostra un nudo integrale di McGregor, in seguito l’attore prenderà parte ad uno dei suoi film più sperimentali, l’excursus musicale Velvet Goldmine, sulla cultura queer.

Nel 2000 il regista Baz Luhrmann gli offre la parte di Christian nel suo rutilante Moulin Rouge!, azzardando una commistione di generi e stili per pastiche che sorprende ad ogni scena, ma la Star McGregor viene oscurata da Nicole Kidman, padrona assoluta della scena.
Per Ewan McGregor entrare nell’establishment dei grandi non è mai stato facile e tutt’ora l’attore di origini scozzesi si ritrova ad avere girato film anche importanti che hanno scalato la classifica del box office, ma la sua personalità d’attore è come se rimanesse nell’ombra.
Successivamente, oltre alla saga di Star Wars dove McGregor si limita ad una recitazione residuale, stringata e secca come vuole l’infantile ma geniale copione di Lucas, l’attore prende parte anche al fondamentale Big Fish di Tim Burton e al grande L’uomo nell’ombra di Polanski.

Nel film di Tim Burton l’attore recita una personaggio all’apparenza scontato e privo di originalità, in realtà il progetto estetico burtoniano è assai più raffinato e complesso e lo spettatore questo lo riesce ad intuire fino ad un certo punto, essendo il film di Tim Burton una spirale illusoria di riflessi e controcampi difficilmente districabile.
Con L’uomo nell’ombra McGregor torna al suo meglio, ovvero alle performance iniziali dei film di Danny Boyle (ma anche in Moulin Rouge! non aveva affatto sfigurato): Polanski gli offre su un piatto d’argento un personaggio coi fiocchi in un film superbo e qua McGregor sfodera tutta la sua complessità attoriale, svelando un carattere ombroso ma deciso, indicando traiettorie dello sguardo, mutando il complesso delle sfaccettature umane in un continuo perdersi nell’abisso del reale. Una grande prova cui l’attore non manca. Ma sono personaggi di cui il cinema contemporaneo è avaro, oggi non c’è più gente come Preminger ha costruire il telaio della tensione con un nulla di elementi scenografici, semplicemente applicando le pure e semplici regole dello storytelling.

Ewan McGregor è stato protagonista di questi famosissimi film senza diventare una Star come Brad Pitt o George Clooney, che sono anche sex symbol e uomini copertina, categorie cui McGregor è ben felice di non appartenere, ma c’è da dire che a lui non è capitato quello che per esempio è successo a Johnny Depp, rimasto per più di dieci anni nell’alveo degli attori di culto e, in seguito, una volta “inventato” il personaggio del pirata Jack Sparrow diventa una gigantesca Star planetaria riconosciuto per strada dai ragazzini. No, McGregor rimarrà nella memoria per i film violenti e vietati ai minori come il superbo noir Piccoli omicidi tra amici, puro ghiaccio mentale, decostruzione anomala e ardita del genere condita da una regia che detta i tempi come un metronomo.

E sicuramente Trainspotting, che è probabilmente il film a cui l’immagine di McGregor non riesce a staccarsi, il personaggio di Renton pare gli sia stato scritto appositamente sopra. McGregor è “nato” per interpretare un personaggio come quello, il film non riserva le sorprese inquietanti del predecessore, ne è più che altro una sublimazione spettacolare e grottesca, un furioso noir urbano estremamente modaiolo. Forse il personaggio di Renton denuda una particolare attitudine caratteriale di McGregor al cinismo e alla scorribanda verbale, un carattere mai domo e violento, come si vedrà in seguito anche su Velvet Golmine, dove interpreta la star del rock maledetta e fuori di testa.
Solo in Moulin Rouge! Baz Luhrmann mostrerà il lato crepuscolare e candid di McGregor, accentuando toni melodrammatici e persino romantici che non parevano potersi mai vedere nel suo background d’attore.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).