Ritorno alla vita

Dopo un grave incidente che provoca la morte di un ragazzino, uno scrittore, Tomas, entra in una profonda crisi personale. Nel giro di 12 anni, dopo aver perso la fidanzata, Tomas cambierà la propria vita, cercando in ogni modo la redenzione.
    Diretto da: Wim Wenders
    Genere: drammatico
    Durata: 118
    Con: James Franco, Rachel McAdams
    Paese: GER, CAN
    Anno: 2015
6.2

A 7 anni dal suo ultimo film di finzione (Palermo Shooting, 2008), il regista tedesco Wim Wenders, neo Orso d’oro alla carriera, sceglie uno scritto del norvegese Bjørn Olaf Johannessen e attori avvezzi alle produzioni indipendenti, del calibro di James Franco e Charlotte Gainsbourg. Lui è un discreto romanziere in cerca di ispirazione tra i ghiacci canadesi, mentre convive a fatica con una donna che non ama; lei madre di due bambini privi di protezione paterna, con residenza fuori città in una casa solitaria.

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Un giorno Tomas investe senza alcuna intenzione i figli di Kate che stavano giocando sulla neve, uccidendone uno. Quest’evento cambia profondamente la vita ad entrambi, e nonostante ciò nel corso di un decennio si ritroveranno più volte ad interpretare il passato come un’occasione di rinnovamento. La traduzione letterale del titolo originale (Every Thing Will Be Fine) sarebbe “Andrà tutto bene”. E in effetti rispecchierebbe il clima di sempre più pacata rassegnazione ed accettazione del reale che avvolge i personaggi cardine del lungometraggio. Non si tratta di caratteri forti, né predisposti alla condivisione sociale della propria esistenza. Sono un uomo e una donna che ricercano la solitudine, l’ispirazione, spesso nella natura circostante, ma allo stesso tempo dall’interpretazione e dall’agire discordanti, riguardo ciò che il destino pone sul loro cammino.

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Luoghi prediletti per questa prolungata riflessione sono gli interni, caldi anche se non spiccatamente accoglienti (la casa di lei è perennemente infestata dalle mosche), emblemi di una dimensione intima, privata, adatta a “bruciare” tra i ceppi della stufa i ricordi malati e ad alimentare un’atmosfera di quiete domestica, che tuttavia non può non sviluppare un certo vuoto nella personalità di chi vi abita. In realtà il vuoto maggiormente tangibile è quello della sceneggiatura, che trascina con sé la regia in un viaggio distensivo, come se le stagioni che si susseguono stancassero l’estro creativo e invitassero ad adagiarsi in una vicenda velata di quotidianità, senza però proporre una mèsse sostanziosa di significati e rimandi.

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Wenders non manca di impiegare una certa cura nel suo operato, riscontrabile nell’apprezzabile costruzione delle inquadrature e sostenuta da una fotografia dai colori pastosi, a tratti ricorrendo ad un uso teatrale delle luci, che abbandonano la scena assieme al calore umano. Probabilmente l’aspetto più gustoso del film è la buona colonna sonora del neo Premio Oscar Alexandre Desplat, che, insistendo su un tessuto dissonante, costituito prevalentemente da pianoforte e archi, suggerisce efficacemente la tensione e il soffuso malessere che innervano l’opera.

Qui potete trovare la video recensione di Raffaele Lazzaroni su Ritorno alla vita.

A proposito dell'autore

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Classe 1995, in anni recenti si è incontrovertibilmente innamorato del cinema, interessandosi a qualunque genere di qualsiasi epoca, ma senza mai perdere la bussola della qualità artistica. Frequenta il DAMS a Padova e cura un suo canale YouTube di critica cinematografica, "Il taccuino del giovane cinefilo".