Il Passato

Dopo quattro anni di separazione, Ahmad arriva a Parigi da Téhéran, per chiudere la pratica di divorzio da Marie, la sua sposa francese. Durante il breve soggiorno, Ahmad si rende conto della profonda crisi tra Marie e la figlia sedicenne Lucie, inoltre affioreranno dolorosi segreti...
    Diretto da: Asghar Farhadi
    Genere: drammatico
    Durata: 130'
    Con: Berenice Bejo, Tahar Rahim
    Paese: FRA, ITA
    Anno: 2013
8

Con Il passato Asghar Farhadi mette di nuovo in scena dinamiche familiari in una sorta di seguito del fortunato – a livello critico internazionale – Una separazione (2011).

La pellicola parte dimessa, come se tutto ciò che era accaduto nel film precedente fosse stato metabolizzato, si fosse sedimentato nei personaggi, nel loro vissuto, apparentemente a proprio agio in un presente completamente sganciato dalla zavorra del passato.
Un passato che in realtà incombe ancora su di loro e mina la spinta verso il futuro. Farhadi attraverso uno stile elegante, algido e partecipe allo stesso tempo, fatto di improvvise accelerazioni, rallentamenti e molti momenti dimessi, mette in scena persone che, dietro l’apparente misurato temperamento, stanno ancora in realtà scontando il peso di un passato, che affiora attraverso scomode confessioni, e dolorosi segreti.
La dimensione esclusivamente intima e familiare nella sua semplice complessità la fa da padrone, a differenza di Una separazione, dove erano presenti anche echi sociali e religiosi.
Le dinamiche che Farhadi mette in scena hanno una valenza universale. E’ piuttosto semplice riconoscersi nella naturale complessità dei rapporti e nelle vite tutte dell’umanità messa in scena dal regista, grazie alle “vere” interpretazioni di tutti gli attori, che apparentemente senza sforzi mettono in scena dolori, dubbi e ambiguità propri di ogni essere umano.
La potenza dello sguardo di Farhadi è tutta qua: nella capacità di mostrarci tutto questo, senza eccessi melodrammatici.
Il tutto scorre naturale, vero, doloroso, dimesso, proprio come la vita di tutti noi. “Realtà” ed eleganza formale sono le cifre di questo prezioso film e del suo autore che ritaglia un pezzo di vita familiare attraverso lo sguardo di una macchina da presa che pare andare per conto proprio senza un vero e proprio inizio e soprattutto senza una vera e propria fine, senza alcuna chiusura del cerchio, come nella vita vera. Tutto scorre, e non possiamo fare altro, anche attraverso il cinema, che coglierne un pezzo.

A proposito dell'autore

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Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.