Tin Men Due imbroglioni con signora

Due venditori di rivestimenti d'alluminio per case si scontrano con le auto e iniziano una diatriba che finisce per coinvolgere anche la donna di uno dei due.
    Diretto da: Barry Levinson
    Genere: commedia
    Durata: 112'
    Con: Richard Dreyfuss, Danny DeVito
    Paese: USA
    Anno: 1987
6.4

La sophisticated comedy è un genere che capita sempre più di rado di vedere, ne ha dato un ottimo esempio Jason Reitman con Tra le nuvole (2009), ma negli anni ’80 le cose stavano molto diversamente, si poteva ancora sperimentare sul solco di una tradizione molto forte.

La tradizione dei Lubitsch, McCarey, Wilder, Hawks. Da qua viene la matrice stilistica da cui si generarono le prime commedie di Barry Levinson. Tin Men Due imbroglioni con signora (1987) ne è l’esempio meno cattedratico e più libero possibile.
Un esercizio di stile narrativo di prim’ordine, sorretto da un cast super affiatato dove emergono tre grandi attori caratteristi non molto famosi ma fors’anche per questo, estremamente credibili: Richard Dreyfuss, già famosissimo per il film più personale e riuscito di Spielberg, Incontri ravvicinati del 3° tipo; Danny DeVito, che in seguito diventerà il più famoso dei tre e Barbara Hershey che verrà ricordata soprattutto per il ruolo della Maddalena ne L’ultima tentazione di Cristo (1988) e in Ritratto di Signora (1996) di Jane Campion.
La commedia è genere fluido in cui l’imprevisto scatena la concatenazione dissimulata di una struttura a domino, dove da cosa nasce cosa e il ritmo dell’intera vicenza viene impresso come un motore diesel a carburazione lenta, dove le scene di maggiore intensità come l’incidente automobilistico iniziale, i continui battibecchi tra Dreyfuss e DeVito), vengono controbilanciate dalle scene di intima calma tra Dreyfuss e Hershey, le eccezionali scene musicali girate nel locale dove lussureggia il rhythm and blues dei Fine Young Cannibals con Good Thing.
Tin Men si muove con il ritmo di una lunga jazzata per interni, dove il genere classico non viene ricalcato ma viene adattato ad un tempo parallelo a quello dei classici intramontabili.
Che differenza c’è tra un Tin Men e Manca competente di Lubitsch (1932)? Quest’ultimo privilegiava una struttura ad orologeria dove tutto alla fine si teneva e ritornava. Levinson opera per una semplicità di tocco, guardando al passato ma sfuggendo ogni volta dalla trappola della spiegazione scenica.
Tin Men parla di una donna che passa da un imbroglione (DeVito) all’altro (Dreyfuss), i due si rivaleggiano su tutto, con momenti brillanti dove conta sempre la direzione precisa degli attori, dove Levinson non spiega mai, ma tende a riprendere i suoi attori sempre e comunque sull’orlo di una rivelazione sensazionale.
Levinson non può permettersi di essere sofisticato come Lubitsch, i tempi sono cambiati (55 anni di differenza) ma può rubarne i tempi scenici, e lo fa ala grande, dichiarando ad ogni scena il suo debito nei confronti di chi è venuto prim di lui, non arrendendosi all’idea di essere un minore nel solco della commedia americana, ma prendendosi un tempo d’altrove che riesuma un potenziale intrinseco che gli da la possibilità di affrancarsi di qualsiasi altro autore, di sicuro dal pur notevole e mai dimenticato Turista per caso di Lawrence Kasdan (1988). Questa è la commedia che sempre si dovrebbe fare.
Un toccasana che funge da ricostituente dopo una visione dei film dei fratelli Farrelly, tanto per non far nomi. A ancora peggio, Judd Apatow.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).