L'esorciccio

Un ragazzino di un piccolo paese di provincia nel Lazio subisce un influsso malefico e si trasforma in un maniaco sessuale. La famiglia chiede l'intervento dell'esorciccio.
    Diretto da: Ciccio Ingrassia
    Genere: comico
    Durata: 99'
    Con: Lino Banfi, Ciccio Ingrassia
    Paese: ITA
    Anno: 1975
5.9

A volte le parodie fanno miracoli. Accadde che nel 1975, due anni dopo l’exploit di William Friedkin, con L’esorcista, film che segnò l’immaginario collettivo in maniera indelebile, Ciccio Ingrassia ebbe l’idea di girare una sua personale interpretazione in chiave farsesca del celeberrimo epitome di Friedkin, con un film intitolato L’esorciccio.

Il film di Ciccio Ingrassia come tutte le parodie horror ben fatte (da non dimenticare il mediometraggio della coppia Laurel-Hardy “L’eredità”) ha una notevole componente umoristica e una inaspettata venatura del terrore.
La comicità de L’esorciccio è molto pacata, lieve (siamo nel 1975), ben lontana da quella dei tempi odierni, in cui Sascha Baron Cohen, con i suoi alter ego Borat, Bruno e Il Dittatore, offre una comicità molto meno lavorata e più letterale.
Il modello di comicità demenziale italiana della coppia Ingrassia-Lino Banfi, calato nel contesto della parodia, rende auspicabile un lavoro di assottigliamento della componente volgare, essendo L’esorciccio un rifacimento quasi fedele del film di Friedkin, in cui vengono prese intere scene del capostipite e ricollocate in un contesto similare ma farsesco, come uno Scary Movie di 30 anni prima.
La cosa che sorprende di più a prima vista è la sicurezza alla regia di Ingrassia il quale dimostra di aver imparato la lezione demenziale. Come attore Ingrassia sfrutta la sua esperienza di grande comico della tradizione italiana, (nella coppia con Franco Franchi il genio era quest’ultimo e Ingrassia faceva da spalla, inserendo la componente della logica là dove Franchi adottava il registro della comicità folle e stralunata, contraddistinta da una maschera che si adoperava in vere e proprie contorsioni alla Jerry Lewis), proponendo una figura molto alta e un’espressione facciale autorevole e distinta.
Si può dire che Ingrassia aveva “le fisique du role” per fare il comico, in quanto, come tutti i grandi comici, faceva ridere anche se non faceva nulla, anche se le sue battute non erano geniali. Ingrassia era in fondo un uomo di un’altra epoca e rivederlo a 30 anni di distanza fa tornare in mente l’anima di un paese che oggi è scomparsa.
Lino Banfi è esattamente il contrario, a differenza della triade Boldi-De Sica-Calà, che proponevano la figura dei figli di papà ricconi arroganti che non facevano quasi mai ridere (se Boldi e Calà avevano un indubbio talento comico magari rovinato da dei pessimi ruoli, De Sica posso dire che il talento non lo ha mai avuto, nonostante il gigantesco successo ottenuto dai vari Natale sul Nilo etc.), ha sempre avuto un suo marcato stile e le sue interpretazioni, magari soffocate da dei copioni non all’altezza della grande tradizione della commedia all’italiana, da Monicelli a Rosi, rimangono memorabili.
Lino Banfi ne L’esorciccio insinua in questo stranissimo “film del terrore comico” all’italiana la sua straordinaria mimesi di barese, con la sua parlantina micidiale che devasta le regole della comicità, scomponendo le regole della messa in scena, facendola ogni volta esplodere attraverso tocchi di umorismo leggero e sensazionale. La scena in cui parodia i discorsi del Duce è magnifica.
L’esorciccio vive di un capovolgimento del canovaccio del film precedente, arrivando ad annullare l’intera prospettiva del film di Friedkin, imponendo sarcasticamente un modello di comicità che nasce dal nulla e riesce ad arricchire il film precedente. Che il film di Friedkin sia fatto apposta per essere denigrato, con tutta la sua aria di seriosità e di violenza psicologica?
Il film di Friedkin metteva in scena la possessione diabolica come una patologia che, solo dopo veniva presa sul serio, e curata da un sacerdote. Il film di Ingrassia mette in scena la possessione rivoltandola nell’erotismo in cui, nella considerazione della farsa, viene tolta sacralità all’orrore, defenestrandone la portata mimetica e aumentandone il grido ancestrale.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).