L'Ultima Missione: Project Hail Mary

Un professore viene contattato da un team di scienziati per collaborare ad un progetto per la salvezza del pianeta.
    Diretto da: Phil Lord, Christopher Miller
    Genere: fantascienza
    Durata: 156
    Con: Ryan Gosling, Sandra Huller
    Paese: USA
    Anno: 2026
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E’ la prima volta, nella memoria di chi scrive, in cui in un film di fantascienza ambientato sullo spazio avviene un fatto narrativo abbastanza sconcertante. Chi non ha ancora visto il film non legga il testo.

Project Hail Mary è la seconda performance di Ryan Gosling sullo spazio dopo First Man di Damien Chazelle del 2018. I registi Lord e Miller vengono dall’animazione di Piovono polpette (2009) e The Lego Movie (2014). Ho visto solo il primo dei tre film menzionati. La differenza tra il film di Chazelle e questo Project Hail Mary è data dal fatto che il primo aveva uno spartito solenne, elegiaco, il secondo è una commedia piena di invenzioni, con qualche caduta pop tra il kitsch infantile e il genio astratto.

Il fatto narrativo sconcertante che dà il senso tragico alla space opera di Lord e Miller, compare nella parte finale delle due ore e trentasei minuti: il personaggio di Ryan Gosling è un comune insegnante americano, tiene lezioni a una classe di bambini e ha delle stravaganti teorie bocciate dalla maggioranza degli esperti, sul fatto che gli astrofagi stiano a poco a poco divorando il sole. Questo professore si ritroverà sullo spazio spaesato. Lo spettatore all’inizio non capisce il motivo dello spaesamento, si pensa che si tratti semplicemente d una manovra andata male.

In seguito, il significato dello spaesamento viene rivelato: il professore, dopo essere stato contattato dall’organizzazione segreta che sta lavorando per salvare la vita sul pianeta, viene immobilizzato, drogato e messo dentro la navicella spaziale. E’ per questo che il suo risveglio sullo spazio è così traumatico ma lo spettatore non ne capisce perfettamente il motivo fin dall’inizio.

Il film continua per tutta la durata ad alternare scene tra passato e presente per rendere più misterioso e intrigante il viaggio dello spettatore. In Project Hail Mary non c’è neanche il senso religioso e la pesantezza siderale di Interstellar di Nolan, Gosling offre una performance sofferta e umoristica del suo personaggio. Nella scena dell’incontro con l’alieno si cade quasi sempre nel kitsch ma è una caduta di tono inevitabile visto la filmografia dei due registi. Il film deve soprattutto intrattenere.

Il film può essere infine definito una lezione di scienza fantascientifica senza particolari proclami, non per niente il referente primo del professore di Gosling sono i bambini. Alla domanda se il professore improvvisato astronauta riuscirà a tornare a casa nel suo viaggio interstellare sacrificale la risposta è negativa. Sostituirà le lezioni con i bambini umani alle lezioni con i bambini alieni.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).