Smetto quando voglio

A Roma un gruppo di amici laureati (un ricercatore universitario, un antropologo, un chimico, un economista, un latinista), si mettono d'accordo e decidono di sintetizzare una nuova droga. Ma l'attuazione del piano sarà tutt'altro che facile.
    Diretto da: Sydney Sibilia
    Genere: commedia
    Durata: 100'
    Con: Libero De Rienzo, Valeria Solarino
    Paese: ITA
    Anno: 2014
6.3

Che ce ne facciamo del film di Sidney Sibilia? A questa domanda non si riesce proprio a trovare una risposta, o forse è meglio non trovarla. La furba operazione dell’esordiente salernitano è quanto di più scontato e omologato che il cinema italiano, la commedia italiana odierna, possa offrire.

Prendiamo alcuni volti più o meno noti come Libero De Rienzo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti – questi ultimi tre reduci della fortunata serie tv Boris – Valeria Solarino, Edoardo Leo, e Neri Marcoré in un “simpatico” cameo, riesumiamo un classico della commedia nostrana come I soliti ignoti (e simili), aggiorniamolo ai tempi che corrono, e diamo una spruzzata al tutto con una serie cult d’oltreoceano come Breaking Bad e film come Ocean’s Eleven (Twelve Thirteen), e per finire una fotografia “cool” dai colori ipersaturi che sembra ritoccata in post produzione con Instagram. Questi sono gli elementi di cui è composto Smetto quando voglio. Il risultato: una piattissima accozzaglia di macchiette e di luoghi comuni sulla disoccupazione post-giovanile, l’assenza di meritocrazia e bla bla bla…
In un’intervista rilasciata dall’esordiente Sibilia si leggeva della sua esclusiva intenzione di suscitare ilarità, far ridere, nulla più – due risate in compagnia senza alcun “impegno”.
Ma se per far questo imbastisce siparietti come due latinisti che fanno i benzinai che parlano tra loro e si punzecchiano nella lingua morta, un antropologo che parla in romanesco fingendo di non possedere il bagaglio culturale che in realtà ha, per farsi assumere da un carroziere ecc. direi che proprio non ci siamo.
Insomma l’ennesimo film sulla generazione di precari, di disoccupati, di menti accademiche brillanti che si affannano nella giungla del nostro paese senza alcuna inventiva, alcuno spessore, e quel che è ancora peggio, senza alcuna capacità di far ridere, di creare almeno macchiette divertenti che facciano ridere di pancia e nient’altro. Un film molto brutto e inutile che finirà presto nel dimenticatoio, forse.

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.