La notte del giudizio

Nel 2022, negli Stati Uniti, la criminalità è stata quasi del tutto debellata ma, secondo regole prestabilite per avare la pace sociale, per una sola notte è consentito il crimine. James Sandin vive tranquillo con la sua famiglia, ma una notte uno sconosciuto gli chiede di farlo entrare, perché è braccato. E' l'inizio di una lunga e strana notte.
    Diretto da: James DeMonaco
    Genere: thriller
    Durata: 85'
    Con: Ethan Hawke, Lena Headey
    Paese: USA, FRA
    Anno: 2013
4.7

Il filone della home invasion ha figliato con La notte del giudizio di James DeMonaco l’ennesimo, discutibile prodotto delle ultime stagioni (si pensi, solo per fare un paio di esempi, all’orribile Secuestrados e al più interessante e spiazzante Home Sweet Home).

Il film, prodotto tra gli altri da Michael Bay e dal Jason Blum di Insidious e Sinister, è diretto dallo sceneggiatore James DeMonaco (suoi i copioni del remake di Distretto 13: le Brigate della Morte e de Il Negoziatore) e ha nondimeno incontrato un notevole successo al botteghino statunitense: costato appena 2,7 milioni di dollari, ha raggiunto subito il vertice del box office tanto che la Universal ne ha già messo in cantiere un sequel.
In apparenza la mossa vincente di La notte del giudizio è l’utopia negativa – che potrebbe saltare fuori da un romanzo di George Orwell o di Philip K. Dick – per la quale in un futuro prossimo (il 2022) gli Stati Uniti hanno guarito la maggior piaga sociale (la disoccupazione è all’1%) istituendo l’annuale “The Purge”, una sorta di notte franca, 12 ore in cui qualsiasi atrocità e mattanza sono possibili senza incorrere nei rigori della legge.

Detto in altri termini, il prodotto di una logica repressiva mascherata con esigenze di ordine collettivo, che esplora una nuova frontiera del fascismo tecnocratico sulla scorta del vecchio adagio hobbesiano homo homini lupus e che viene esplicitamente incarnata nel reazionario family man di Ethan Hawke, pronto a sfruttare commercialmente l’opportunità e abbastanza tracotante e sicuro di sé da non considerare i rischi e le tragedie su cui la prosperità della sua attività riposa.

Nei fatti tuttavia La notte del giudizio s’infila rapidamente in territori propri del torture, rivelandosi debitore di Saw (si notino le sembianze degli “invasori”), mentre le buone intenzioni non celano la monotona dicotomia interno-esterno proposta da una regia maldestra, che si sviluppa per addizioni rigidamente sequenziali o prevedibilissimi colpi di scena, accentuando la sensazione di incolore compattezza del film.

Nel suo scaltro sensazionalismo, DeMonaco sfrutta inoltre a più riprese e senza ritegno meccanismi di complicità spettatoriale propri del Grande Fratello televisivo.

A riprova di questo si veda l’articolazione della parte conclusiva con lo smascheramento dell’ipocrisia del vicinato: quella che viene messa a nudo senza andare per il sottile è proprio l’ideologia qualunquista di fondo compendiata in un “siamo tutti colpevoli” che la dice lunga sul sostrato dell’operazione, condotta col piglio manicheo di un’inchiesta giustizialista.

Il film di genere trova così compimento in un sermone sulle storture dell’American way of life, caratterizzato da odio e aggressività appena celati dalle buone maniere, oltre che dal sostanziale disprezzo per i deboli del consesso sociale.
Ma in La notte del giudizio manca autentica consistenza analitica, e la sola e fastidiosa emozione che il film lascia è quella di assistere ad una cinica messinscena gonfia di exploitation e priva di autoironia.

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Ha una foto di famiglia: Lang è suo padre e Fassbinder sua madre. John Woo suo fratello maggiore. E poi c'è lo zio Billy Wilder. E Michael Mann che sovrintende, come divinità del focolare. E gli horror al posto dei giocattoli. Come sarebbe bello avere una famiglia così...