Codice 999

Una banda di criminali professionisti, tutti poliziotti corrotti, capitanati da Michael Atwood, rapina le banche effettuando operazioni di estrema precisione. Dietro al gruppo c'è la mafia russo-israeliana, di cui è a capo la spietata Irina Vlaslov, che progetta per la banda di Michael un colpo ad alto rischio, denominato “codice 999”.
    Diretto da: John Hillcoat
    Genere: thriller
    Durata: 115
    Con: Chiwetel Ejiofor, Kate Winslet
    Paese: USA
    Anno: 2016
6.3

Da quando Viggo Mortensen attraversava le macerie di una civiltà collassata su se stessa nel post-apocalittico The Road, o, ancora prima, Guy Pearce si districava tra le trame folli di un western spietato come La proposta, è sempre parso chiaro come la visione del mondo (e dell’umano) di John Hillcoat non fosse delle più ottimistiche. Neppure il tonfo più o meno clamoroso di Lawless era bastato a far perdere al regista australiano il proverbiale disincanto, annacquandolo, casomai, con eccessive esasperazioni melodrammatiche.

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Ci voleva forse un’incursione nel thriller metropolitano, con le sue dinamiche polarizzate e i suoi contrasti netti, per permettere a questa visione di esplodere in tutta la sua esemplare potenza.

Codice 999 è un poliziesco serratissimo dal gusto manniano che nel ritmo e nella solida padronanza dei mezzi espressivi trova il terreno perfetto per una storia tesa e brutale, fatta di doppi giochi, reazioni a catena e cupo pessimismo . Il risultato è un noir dolente che, perfettamente a suo agio all’interno delle logiche di genere, disegna le atmosfere e le brutture di una città che è un microcosmo amorale, dove la legge ha perso ogni significato e, come in un universo postatomico, all’uomo non resta che ripiegare sul proprio tornaconto, sull’appartenenza tribale, sulla propria, mai sopita bestialità.

É l’Atlanta di oggi a farsi allora terra di nessuno, teatro di forze primordiali in eterno conflitto tra loro dove l’uomo mangia l’uomo, l’interesse regola leggi e destini e i ruoli si ribaltano in un cortocircuito etico e morale che non sa che farsene della redenzione.

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Non sorprende allora che proprio in queste strade la banda più temibile di rapinatori sia quella di Michael (Chiwetel Ejiofor) e dei suoi colleghi – poliziotti corrotti al soldo di una potente e spietata zarina della mafia russa (un’inedita e imprevedibile Kate Winslet) – e nemmeno che i pochi che gli si mettano contro siano vecchi agenti con ingombranti problemi di dipendenza o giovani pivelli eletti, inconsapevolmente, a vittime sacrificali (un Woody Harrelson sopra le righe, memore, forse, della lezione di Rampart e un Casey Affleck mai così convincente).

Infondo, è (anche) un film di interpreti, Codice 999, un racconto corale di vite perdute, incapaci di guardare al di là del proprio naso o del proprio sangue, smarrite nella cronaca adrenalinica di una disumanizzazione progressiva e inesorabile.

Avvalendosi di un cast di prim’ordine, volti celebri soprattutto grazie alla serialità televisiva, Hillcoat traccia storie e drammi famigliari senza eccedere in psicologismi o introspezioni di sorta, affidando tutto a una messa in scena impeccabile e alla costruzione di un’azione caotica eppure costantemente calibrata, dove persino i colpi di scena arrivano con la forza imprevedibile e deflagrante del caso e la realtà fa capolino oltre i meccanismi di genere e i cliché, gli stereotipi e le strizzate d’occhio, forte come non mai in tutta la sua desolante e brutale concretezza.

A proposito dell'autore

Mattia Caruso

Un quarto di secolo circa, sancisce definitivamente il suo destino di cinefilo quando incontra, in una sala buia, il mondo pulp di Quentin Tarantino. Laureato in Comunicazione e Culture dei Media, pubblicista e critico, col tempo impara ad ampliare i propri gusti e le proprie visioni. Ama Fellini, i surrealisti, gli horror ben fatti e i lunghi piani-sequenza.