La strega malvagia, Evanora, nell’ultimo fantasy di Sam Raimi è una delle attrici più affascinanti di Hollywood, Rachel Weisz. Inglese, classe ’70, volto spigoloso, espressivo, occhi marroni che si colorano di un verde corallo.


Divenne famosa con il pessimo kolossal del mestierante Stephen Sommers La Mummia (1999), in cui gli effetti speciali e la presenza dell’eterno mediocre Brendan Fraser tolesro all’attrice lo spazio necessario ad imporsi sullo schermo. Ma non tutti i kolossal sono diretti da Sam Raimi, si potrebbe dire, la cui forza spettacolare è fuori discussione e in Il Grande e Potente Oz Rachel Weisz può imporsi come attrice di primaria grandezza, almeno nel contesto di una operazione hollywoodiana che tenda ad accennare un qualsivoglia discorso sperimentale, costruito con i capitali di una major come la Disney.
E’ l’intrattenimento sperimentale, una forma dialettica che non a tutti riesce, vedasi come esempio il risultato partorito dal mai appassionante Australia di Baz Luhrmann, dove il geniale autore australiano impone a Nicole Kidman un ruolo che non le calza appieno. Il risultato che ne consegue è la noia. Nel film di Raimi a Rachel Weisz le cose vanno alla grande, in quanto, nel contesto favolistico ideato da Raimi, l’attrice inglese riesce ad imporsi come un vettore di spettacolarità scanzonata adatto al contesto di una produzione Disney.

Rachel Weisz ha girato i generi più disparati nella sua carriera: con la sua espressività così enigmatica, ma allo stesso tempo piuttosto versatile, ha prestato il suo volto a diversi thriller, film di fantascienza, persino a commedie romantiche. Tra i suoi film di maggior spicco si ricordano: La giuria (2003) di Gary Fleder, The Constant Gardener La cospirazione (2005) di Fernando Meirelles, con il quale vince l’Oscar per la miglior attrice non protagonista; L’albero della vita (2006) di Darren Aronofsky, Un bacio romantico (2007) di Wong Kar-Wai, Agora (2009) di Alejandro Amenabar, Amabili resti (2009) di Peter Jackson, The Deep Blue Sea (2011) di Terence Davies, fino a Il Grande e Potente Oz di Sam Raimi.

Tra tutti i film sopra citati, The Constant Gardener di Meirelles forse non rappresenta la sua miglior performance. Il film di denuncia di Meirelles si contraddistingue più che altro per l’impeto civile con il quale porta avanti la causa contro la casa farmaceutica, responsabile della gigantesca truffa che viene denunciata nel film. Il film di Aronofsky è un pastrocchio fantasy di un’arroganza visiva e di una tale ridicolaggine da rendere superfluo qualsiasi approccio critico alla materia narrata, Rachel Weisz viene raffigurata come una Madonna morente, di cui non si comprende minimamente il ruolo. Un bacio romantico di Wong è poco più che un esercizio di stile, la Weisz compare per un cammeo molto breve. Agora è un polpettone pseudo storico dove la disputa tra cristiani e scienziati seguaci di Ipazia viene descritta come se fosse il derby Roma-Lazio, cioè con il totale sprezzo del ridicolo e senza la minima idea di cosa sia un’analisi storica degna di questo nome. Amabili resti è il tentativo di Jackson di ripetere l’exploit del suo film migliore dopo Il Signore degli Anelli (2001-2003), Creature del cielo (1994), ma il tentativo fallisce per un eccesso di effetti speciali.

Solo nel mélo di Terence Davies l’attrice pare effettuare un vero e proprio lavoro di scavo e le sue corde vibrano di una intensità mai vista prima. The Deep Blue Sea è un grande mélo fuori dal tempo, un romance lento e meditato, sofferto, con una vena irrimediabile di pessimismo esistenziale, di cui il grande Davies si fa da sempre portavoce. Un’attrice non è mai colpevole del fallimento del film, se non viene diretta come dio comanda non si possono pretendere da lei grandi cose. Neanche Marlon Brando senza un’adeguata direzione, senza un ruolo degno di questo nome, poteva fare molto. Gli attori sono materia grezza che spetta poi al regista plasmare e rendere credibili sullo schermo. Davies, con il suo mélo e in parte Raimi, con il suo sfavillante carrozzone di colori circensi, ci riescono, gli altri, da Aronofsky e Meirelles molto meno.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).