Toy Story 4

La bambina Bonnie costruisce un nuovo giocattolo, Forky, usando gli scarti della spazzatura. Il giocattolo si rende subito conto della sua condizione di spazzatura, ma Woody, uno dei giocattoli più amati da Bonnie, cerca di fargli capire che anche come spazzatura può avere un ruolo importante per Bonnie. Quando la famiglia di Bonnie si trasferisce per le vacanze, i due giocattoli entreranno in contatto con la bambola Bo Peep, reclusa in un negozio di chincagliere, questa vorrà a tutti i costi il congegno che permette a Woody di parlare.
    Diretto da: Josh Cooley
    Genere: animazione
    Durata: 100
    Paese: USA
    Anno: 2019
9.2

E’ il capitolo numero quattro, eppure sembra un nuovo inizio. Alla Pixar sono voluti altri dieci anni per elaborare un nuovo episodio della saga di Toy Story, sembra un prodotto di marketing, un’operazione del tutto alimentare, fatta per far contenti gli ammiratori più devoti, che non hanno mai abbastanza, come accade per gli spettatori di Lost o di Game of Thrones.

Ma a guardarlo bene da vicino, si capisce subito che c’è altro. Il cinema della Pixar evolve con i suoi personaggi immutabili e sempre presenti nel contesto contemporaneo. Woody e Buzz Lightyear vengono calati in un nuovo contesto narrativo, mentre il cinema americano mainstream ad alto budget cerca sempre nuove leve, continui rinnovamenti di franchise, nuovi anelli di congiunzione tra sperimentalismo e ricalco del classico schema da blockbuster, Toy Story 4 riprende l’avvicinamento al mondo dell’infanzia come una prospettiva da cinema di frontiera. Cosi Woody appare come un piccolo John Wayne animato, in cerca della sua bella donzella, bionda, dagli azzurri, intraprendente, sempre agguerrita.

Josh Cooley, il nuovo autore di casa Pixar, esegue la partitura interpretando al meglio le istanze della sceneggiatura, coglie gli aspetti più profondi di ogni personaggio, ambienta ogni scena in un mosaico visivo degno di un capolavoro degli anni ’50, il décor risponde a logiche emozionali e consegna i personaggi a un ambito spettacolare che si apre sempre a nuovi spazi. Il Western si sente nello spirito d’iniziativa, nel prendere corpo di ogni scena verso un lido inesplorato, quasi fosse una coniugazione di genere di Inside Out (2015). Nettamente superiore a Coco (2017), Toy Story 4 si avvale di un comparto tecno-ludico che rimanda ai primi esperimenti di Zemeckis, quali Ritorno al futuro (1985) e Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988).

Ad ogni nuovo capitolo Pixar corrisponde una esigenza di rinnovamento e si sperimentazione, questo è dovuto al fatto che il mercato impone sempre nuove sfide e aggiornamenti continui. La Pixar con Toy Story 4 ricompone la tradizione del racconto americano classico di genere, sempre ponendo i personaggi al centro di uno scenario che accumula indizi in merito ad una visione antropomorfica del disegno complessivo. Non è da tutti nel cinema statunitense di oggi.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).