J. Edgar

La storia di J. Edgar Hoover, l'uomo che inventò la CIA e le regole della moderna investigazione.
    Diretto da: Clint Eastwood
    Genere: drammatico
    Durata: 137'
    Con: Leonardo DiCaprio, Naomi Watts
    Paese: USA
    Anno: 2011
6.3

Niente da eccepire davvero, una cattedrale di immagini. Eastwood è un po’ come Michael Mann: per lui la fotografia è tutto, è una religione. L’etica del film è chiara e semplice, e assolutamente ineccepibile: nel west come nella Storia americana, come nel cinema, tra Mito e Verità vince il Mito. E’ l’etica fordiana di L’uomo che uccise Liberty Valance.

Grande film, tra l’altro divertentissimo, e con una ritmo pazzesco. Alla faccia di chi procrastina da anni la morte del cinema classico. J. Edgar è il film più scorsesiano di Eastwood, un poema sinfonico, un’epopea violenta e senza compromessi, un cinema denso quello di Eastwood, pieno di ellissi e di fuori campo rivelatori, con cui Eastwood fa i conti con la personalità controversa di Hoover. J. Edgar inizia raccontando di quel preciso momento storico in cui negli Stati Uniti non c’era ancora un etica dell’investigazione, un protocollo da seguire, una professionalità da rispettare come una pratica dogmatica. Che è poi il mondo di oggi. Prima dell’istituzione di un sistema archivistico con cui schedare e catalogare le principali fonti d’informazione, il settore dell’investigazione era ad uno stato semi-primitivo. Di conseguenza risolvere una caso di omicidio risultava alquanto problematico.

 

Con la “rivoluzione Hoover” il settore dell’investigazione americana fece enormi passi in avanti. Oggi si è abituati alle analisi forensi della Dottoressa Bones, che, coadiuvata dal suo team in laboratori super tecnologici, riesce a ricreare dal nulla la scena del crimine e ad individuare il colpevole. Ma allora, ai tempi in cui Hoover iniziò a concepire l’idea rivoluzionaria dell’archivio, tutto era molto più complicato. Eastwood racconta proprio questo passaggio storico-politico-sociale. La nascita della società dell’informazione.

 

L’importanza dell’informazione viene capita da questo strano omino gay, con un’etica ferrea, e con un rispetto devozionale per la madre. Leonardo DiCaprio è energico, lampante come già Inception aveva dimostrato, ma la madre di Judi Dench è un controriflesso dell’America devastante. Un grande ruolo che si stampa nella memoria. Riguardo alla ricostruzione delle scenografie siamo ad un livello di puntualità estetica a dir poco stupefacente. Non ricordo di essermi mia divertito così tanto per un film di Eastwood, mi aspettavo un sermone da questa biopic (detesto il genere) e invece Eastwood genera mostri che divorano lo schermo, un’etica del racconto cristallina, una fotografia che si mangia i corpi.

 

J. Edgar è l’Eatwood più completo e sincero, non cade nella trappola dello spettacolo tronfio come Scorsese in Gangs of New York, che aveva un’ansia di racconto straripante, dove non si riusciva a vedere un minimo di onestà, soprattutto nei personaggi.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).