Hitchcock/Truffaut

Nel 1966 Francois Truffaut pubblicò “Cinema According to Hitchcock”, libro-intervista dove il grande autore francese discuteva con Alfred Hitchcock. A distanza di quasi 50 anni, alcuni dei più rinomati registi americani odierni, da David Fincher a Martin Scorsese, dibattono su quanto la pubblicazione abbia influenzato il loro cinema.
    Diretto da: Kent Jones
    Genere: documentario
    Durata: 79
    Con: Alfred Hitchcock, Francois Truffaut
    Paese: FRA, USA
    Anno: 2015
8.1

Ancora nel 1966, anno in cui venne pubblicata la prima edizione de Il cinema secondo Hitchcock, il celebre regista inglese si trovava nella condizione di poter osservare il mondo della critica diviso in merito alla propria considerazione come semplice intrattenitore oppure autentico artista della settima arte, scrittore con la macchina da presa a tutti gli effetti. Egli stesso non ha abbandonato questo annoso dilemma per tutta la sua lunga carriera, mentre al giorno d’oggi non v’è più alcun dubbio su come debba a buon diritto essere ascritto tout court alla cerchia dei migliori registi della storia del cinema.

ht2

François Truffaut non pose mai alcuna remora a riguardo: Alfred Hitchcock era il suo nume prediletto, un uomo le cui creazioni non avrebbero mai potuto smettere di ispirare schiere di cineasti e stimolare innumerevoli studi e imitazioni. Da quell’estate del 1962, in cui attorno ad una tavola rotonda, muniti di penna, registratore e traduttrice, si gettarono le basi di uno dei pochi testi sul cinema veramente essenziali, fra i due nacque un nutrito scambio epistolare, frutto di un sincero legame di amicizia e stima reciproche non più puramente circoscrivibili alla rispettiva produzione filmografica.

Oltre mezzo secolo più tardi, dopo l’apparizione dei biopic Hitchcock e The Girl – La diva di Hitchcock (2012), Serge Toubiana e Kent Jones (alla sua seconda prova registica per il cinema) scrivono un riuscito documentario che trae origine primariamente dalla passione connaturata per lo scritto di Truffaut, ma che non si limita a ricalcarne i contenuti assumendo la forma di un film saggio (scelta stilistica ad ogni modo in potenza di buona se non ottima fattura, come ci ha magistralmente insegnato di recente Aleksandr Sokurov con Francofonia): il testo originale è suggerito con discrezione, distillato con il sano intento di invogliarne la lettura integrale.

Allo stesso tempo gli interventi dei 10 registi coinvolti (Wes Anderson, Olivier Assayas, Peter Bogdanovich, Arnaud Desplechin, David Fincher, James Gray, Kiyoshi Kurosawa, Richard Linklater, Paul Schrader e Martin Scorsese) non assurgono ad un ruolo di didascalici commenti, di per quanto dignitosi corollari, impegnandosi bensì in una consistente opera di osservazione e interpretazione, non di rado ripiegata sulla propria personale esperienza estetica.

Attraverso un’accurata documentazione, che muovendo dai nastri impressi durante le note conversazioni non glissa sugli albori del muto così come sulle estreme propaggini dell’irripetibile parabola artistica, Hitchcock/Truffaut costruisce un percorso limpido e accattivante, innervato di puntuale ironia, mai sovrabbondante nell’esposizione narrativa e nell’accostamento dei numerosi riferimenti alla vita e all’attività dell’uno e dell’altro autore. In esso trovano spazio praticamente tutti gli ingredienti essenziali e risaputi che hanno reso il regista di Londra il primo incontrastato “maestro del brivido”.

ht3

Il valore del pubblico, della sorpresa e della suspense, la centralità dei dettagli e degl’impliciti elementi poetici ed erotici di cui sono venati certi capitoli, la concezione geometrica delle inquadrature e dello stesso soggetto dei lungometraggi, la creazione imprescindibile di spazi e tempi inediti e inconfondibili, ma anche il lavoro sulla recitazione, le relazioni con gli attori, il rammarico per la difficoltà con cui alcuni capisaldi divengono suscettibili di rivalutazione (emblematico il caso de La donna che visse due volte, che dal 1958 in poi divenne un vero e proprio idolo occultato, oggetto di spasmodiche ricerche atte a sottrarlo ad un oggi impensabile aura di leggenda).

Ne risulta in conclusione piacevolmente e naturalmente amplificata l’identificazione di Hitchcock come uno dei più grandi creatori di capolavori ed opere immortali di tutti i tempi, padre al pari di un John Ford o di un Billy Wilder di titoli irrinunciabili per qualunque studioso dell’immagine cinematografica e della figura stessa del film maker, a partire dai novelli fino ai veterani più navigati, come è accaduto in passato, come accade oggi e come accadrà anche in futuro.