Animal House

Due studenti del Faber College, Larry e Kent vengono ammessi al Club studentesco Delta, dopo essere stati rifiutati dal ben più prestigioso Club Omega. Il Preside non vede di buon occhio le attività sovversive del Club Omega e decide di sopprimerlo. La vendetta del Club Omega sarà esemplare.
    Diretto da: John Landis
    Genere: commedia
    Durata: 109'
    Con: John Belushi, Karen Allen
    Paese: USA
    Anno: 1978
7.9

Cosa ha reso il cult che oggi indubbiamente è Animal House (1978) di John Landis? L’umorismo sboccato (per i tempi), anarcoide, demenziale e lo spirito anti-borghese? Bluto: un John Belushi (forse un po’ sopravvalutato) ad incarnare tutto questo? O banalmente – almeno per le nuove generazioni – il fatto di aver lanciato la moda dei toga party?

Forse tutte e tre le cose. Landis con Animal House – due anni prima di lasciare un segno indelebile con uno dei più celebrati cult della storia del cinema, The Blues Brothers (1980) – ci mette di fronte a due Americhe: la prima – incarnata dagli Omega – conservatrice, reazionaria, idiota e ipocrita; la seconda – i famigerati Delta – quella fancazzista, godereccia, fantasiosa, e a suo modo, geniale. Landis sta palesemente con i secondi, neanche a dirlo – sembra di vederlo lì in mezzo, ad officiare cerimonie nella scalcinata sede dei Delta.
Lo spirito dei Delta “fa il film”, si riverbera nella struttura narrativa episodica e anarchica. Animal House non ha l’impianto narrativo “classico” di Una poltrona per due (1983), che ammiccava alla commedia hollywoodiana degli anni d’oro dei vari Preston Sturges, Lubitsch e Wilder, come non c’è nemmeno in The Blues Brothers.
Se lì i fratelli Blues erano in missione, niente meno che “per conto di Dio”, in Animal House la “missione” dei “ribelli senza causa” Delta – come detto esplicitamente dallo stato maggiore della confraternita, a fronte della loro definitiva espulsione dal college – è fare qualcosa di assolutamente stupido e futile.
E così faranno, dissacrando la parata cittadina nell’esplosivo finale, e l’America tutta, rappresentata dalle istituzioni locali, lì in tutta la loro ipocrisia e risibilità.
Indubbiamente (ri)visto oggi è un po’ impolverato, molti college movie demenziali come i vari Porky’s, arrivati nei decenni successivi, hanno spinto ancora di più sul pedale della volgarità, ma lo spirito di fondo ancora contagia, diverte non poco a tratti, suscitando anche tenerezza per alcune trovate che tutto sommato oggi risultano francamente inoffensive.
Nonostante ciò, diversamente dai recenti college movie fintamente anticonformisti come American Pie et similia, Landis & Co. fanno sul serio fino alla fine.
Lo spirito gioiosamente anarchico pulsa, va fino in fondo, dall’attacco al incendiario finale. Verso un altrove a bordo dell’auto del “futuro senatore” Blutarsky e signora.

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.