Captain Phillips Attacco in mare aperto

Nel 2009 una nave americana della Emma Maersk venne presa d'assalto dai pirati somali. Il Capitano Phillips dovette fronteggiare una difficile situazione, lottare per la sua vita e difendere quella del suo equipaggio.
    Diretto da: Paul Greengrass
    Genere: thriller
    Durata: 134'
    Con: Tom Hanks, Barkhad Abdi
    Paese: USA
    Anno: 2013
7.9

A ben vedere, forse non stupisce la rimarchevole differenza di budget tra Green Zone (2010) e Captain Phillips Attacco in mare aperto: Paul Greengrass ha speso la metà del budget del film sulle armi di distruzione di massa di Bin Laden e con questo nuovo, serratissimo action con Tom Hanks segna un punto differenziale importante rispetto alla sua precedente filmografia.

Da sempre il cinema di Greengrass denuncia una freddezza, una ripetitività, una impenetrabilità di sguardo tale, da averlo sempre escluso da discorsi di teorica sul cinema, che per cineasti come Cameron, Raimi e Zemeckis sono all’ordine del giorno.
Non che Captian Phillips si discosti molto dalla sua origine di action marino de-psicologizzato, ma stavolta sembra che le cose siano andate in modo diverso.
I due capitoli su Jason Bourne erano indissolubilmente legati ad una teoria della sparizione dei corpi attoriali in mezzo ad un quadro caotico dove nulla sembrava fermarsi e tutto appariva come incerto e fuori controllo. Green Zone era un film di guerra estremamente accademico dove il marine Matt Damon, con un’espressione da ragazzino, si stupiva (!) quando scopriva che la armi di distruzione di massa di Bin Laden non erano mai esistite e si trattavano di un’invenzione della CIA.
Con Captain Phillips Greengrass non pretende di “informare”, o di offrire una realtà alternativa a quella ufficiale e neanche di ubriacare lo spettatore con un montaggio da attacco epilettico, come purtroppo si vede sempre di più nel cinema di oggi.
In questo “western marino” Greengrass racconta una storia semplice e per certi versi paradigmatica, decidendo di concentrarsi sulle linee invisibili che tengono unite un mondo complesso e sfaccettato, raccontando la storia di come nel 2009 una nave americana Emma Maersk sia stata assaltata dai pirati, e lo fa mettendo in scena quel qualcosa che c’è nell’aria oggi, ma che non è possibile decifrare, il mood dell’impercettibile sostanza di cui è fatta la realtà.
Il Capitano Phillips è Tom Hanks, un brav’uomo, un uomo normale, un grande padre che tiene le redini del carro, un uomo di coscienza che non perde mai la testa neanche nei momenti più difficili e che solo nel finale, quando il dolore, la stanchezza, la paura prendono il sopravvento nel tempo, si lascia andare in uno scorato urlo di dolore, in cui l’attore rivela quello che il personaggio ha trattenuto per larga parte di un tempo compresso nella più lancinante tensione, costruita su un tappeto narrativo puntuale e assolutamente sobrio.
Sembra un b-movie di Hakws Captain Phillips, uno scarno action da appena 55 milioni, dove forse si riesce anche a digerire il metodo-Greengrass: il pedinamento con la camera a mano mai fissa, sempre semovente, soprattutto nei concitati tempi finali, girati praticamente in un piano di sospensione iperralistica, dove tutto sembra esplodere.
Greengrass filma l’aria, il tempo tiranno, le cabine metallizzate quasi come in The Abyss di James Cameron, filma un luogo aperto e selvaggio come il mare aperto, raffinando la tensione come un segugio che riprende dall’alto, mette in prospettiva l’universo visivo dei suoi eroi, abbracciando di petto una netta dicotomia buoni/cattivi che stavolta funziona per davvero.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).