War Requiem

Un anziano reduce dalla guerra viene accudito da un'infermiera. Il reduce inizia una lenta rimembranza e riporta alla mente la vicenda del poeta soldato Wilfred Owen, morto giovane. Rievocando i fatti salienti della sua breve vita, le immagini della guerra si dipanano inesorabili.
    Diretto da: Derek Jarman
    Genere: drammatico
    Durata: 92
    Con: Tilda Swinton, Nathaniel Parker
    Paese: UK
    Anno: 1989
6.6

War Requiem (1989) di Derek Jarman resta certamente il caso di un film dimenticato e tolto all’immaginario collettivo dal mercato che l’ha bocciato e tenuto da parte. Neanche nella pur accurata monografia curata da Gianmarco Del Re su Jarman edita dal Castoro War Requiem è considerato tra i film più importanti del regista inglese, nella lista riportata nella quarta di copertina. Il film con Tilda Swinton nei panni dell’infermiera intenta ad accudire un reduce dalla guerra, non viene trasmesso in televisione e non viene segnalato neanche nell’ultima versione dell’ormai gigantesco dizionario dei film, Il Mereghetti 2019.

Eppure l’opera firmata da Jarman su musiche di Benjamin Britten resta encomiabile, un soffio di perduta armonia, di rammarico e di cristiana stilizzazione di forme in essere, tale da stringere l’animo e capace di ridare lustro al pensiero novecentesco. Un punto di vista così austero e allo stesso tempo acclarato, sui disastri di una guerra mondiale, in pochi sono riusciti a costruirlo. L’afflato del regista di Caravaggio (1986) resta indissolubile e inscritto in un modo di fare cinema, che fa della profondità di campo e dei livelli di scrittura scenica qualcosa di altissimo e totalizzante.

Le lacrime per i morti caduti nei volti dei sopravvissuti dichiarano una peregrinazione nella compostezza che non si ritrova in nessun altro autore. Essendo Jarman autore non di cinema ma di quadri in movimento. Oggi lo fa Sokurov, con esiti ben più classicheggianti e altisonanti. Jarman era pudico nel mostrare primi piani carichi di un passato indelebile e di una propensione alla posterità. In termini figurativi Sokurov e Jarman partono da una matrice visiva comune, ma l’uso che ne fanno è assai diverso. Sokurov mette in quadro anche i movimenti partendo da un punto preciso, andando a sondare ciò che rimane degli effetti che ha provocato il tempo sugli oggetti, Jarman espande sempre lo sguardo, non si accontenta del quadro inquadrato e punta a filmare i pensieri, inserendo un movimento interno al quadro.

E’ ciò che differisce uno scultore da un pittore. War Requiem non rimane immobile rappresentazione del passato, come si vede nella maggior parte dei documentari sui due conflitti mondiali, ma si fa movimento totale di una requisitoria a 360° su un mondo in disfacimento. Senza calcari i toni, senza dire oltre quello che c’è effettivamente da dire, a Jarman premeva la sfida tra termine verbale e immaginario codificato nella Storia. E’ per questo che War Requiem è la cosa più radicale che abbia mai fatto. E che porterà alla provocazione massimalista del racconto immaginifico sul sfondo unico: Blue (1993).

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).