Orgasmo

Un vedova americana, resa ricca dal matrimonio con l'anziano marito, da poco deceduto, decide di ospitare nella sua villa un giovane indigeno e quella che lui dice essere sua sorella. I due strani "amici" della ricca vedova si riveleranno dei sadici che tenteranno di torturarla.
    Diretto da: Umberto Lenzi
    Genere: thriller
    Durata: 91'
    Con: Carroll Baker, Lou Castel
    Paese: ITA, FRA
    Anno: 1969
6.6

Si doveva chiamare Paranoia, ma finì per essere distribuito come Orgasmo, il giallo di Umberto Lenzi del 1969: una singolare vicenda di rititolazione, che se da un lato è indicativa del doppio carattere dell’intreccio, psicologico ed erotico, dall’altro costò qualche perdita al botteghino, visto che il film fu distribuito pochi mesi prima di Pasqua, con prevedibile effetto boomerang del titolo pruriginoso, prontamente bandito dalle sale all’approssimarsi della festività. S’era pensato anche di chiamarlo I perversi (sarebbe suonato come Les diaboliques di Georges Clouzot, a cui a tratti dà da pensare), ma gira e rigira, questi nomi saranno in qualche modo riciclati per altri film dello stesso autore: Così dolce, così perversa, dello stesso anno, e Paranoia, di quello successivo (che dunque non va confuso con Orgasmo), entrambe con Carroll Baker.

La bionda attrice statunitense era già stata protagonista nel 1968 de Il dolce corpo di Deborah, un thriller erotico di Romolo Guerrieri che tracciava i lati del triangolo di tanto giallo nostrano a venire: sesso, denaro, delitto. D’un triangolo, racconta Orgasmo.
Il vertice è Catherine West (Carroll Baker), piacente vedova e ricca ereditiera, incline all’alcol, alle pillole – per dormire, e per non dormire – e ai sensi di colpa. Ma la carne è debole: quando nella villona romana s’imbuca Peter (Lou Castel) con la scusa dell’auto in panne, bastano poche manovre di seduzione perché la donna ceda al fascino delicato ma brutale del giovanotto. Nonostante le occhiatacce della governante, Catherine non lascia, anzi: suo malgrado, raddoppia. Peter porta in casa una sorellastra piuttosto audace, Eva (Colette Descombes), e dopo un po’ di vita discotecara le intenzioni della strana coppia di fratelli si rivelano losche: la casa diventa una prigione, col letto a tre piazze.
GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO (CLAUSTROFOBICO) – Un “gruppo di famiglia”, come dice Peter prima dell’autoscatto della macchina fotografica ai tre: ma un po’ perverso. In un interno, peraltro, che diventa claustrofobico, ma di un’indovinata claustrofobia degli spazi semi-aperti, allorché Catherine è letteralmente tenuta sotto sequestro dai due infiltrati, e in più di un’occasione sembra sul punto di potersene liberare, di urlare il proprio dramma: al telefono, al balcone, al cancello.
Il fatto è che non è tanto, non è solo il suo corpo ad essere prigioniero, quanto la sua mente, in cui avviene la vera intrusione: Peter ed Eva fanno breccia nelle debolezze di una donna che a più riprese dice di farsi schifo, ammette di trovarsi riprovevole. Un’autostima così bassa deve celare qualche scheletro – che davvero comparirà – nell’armadio, ma di là di prevedibili segreti da disvelare, Orgasmo eccita con la propria atmosfera decadente ed incestuosa, con una festosità pop che si trasforma in un incubo: l’asciugamano rosa shocking che Caroll Baker lancia sulla macchina da presa prima di entrare in doccia, dove presto sarà raggiunta da Lou Castel, segna con un gesto quasi da pin up la prima messa a nudo della propria vulnerabilità, il prologo all’adescamento fisico e psicologico.
Di fatto, quando si parla di vedove, ville, eredità e gigolò, si capisce subito dove si voglia andare a parare, ma non conta: tutto si gioca sul magnetismo, lungo la traiettoria segnata d’una calamita che diventi calamità.
Il sequestro in casa propria precede i Funny Games (1997) di Michael Haneke, ma non c’è mano armata da parte degli angelici Lou Castel e Colette Descombes: visi puliti ed occhi limpidi, hanno il perfetto physique du rôle per fare da buoni e cattivi, per blandire oltre che minacciare, per far scivolare una spallina piuttosto che puntare una pistola, per dare bacetti sulla schiena in aggiunta a qualche frustata.
Si tratta, dunque, di mind games, e scopo del gioco è che Catherine consegni la propria vita spontaneamente. Tra le pedine, persino una rana servita su un vassoio, a mo’ della combo pappagallinotopo di Che fine ha fatto Baby Jane? (1962) di Robert Aldrich.
TURN YOUR MADNESS INTO FUN – Nel trasudare questo sforzo da mentalisti perversi, Orgasmo si concede momenti autenticamente mesmerizzanti, come la sequenza con Carroll Baker appena drogata e prossima all’amplesso, in cui il montaggio mette in sequenza gli zoom-in (spesso adoperati nel film) sugli occhi dei protagonisti, lo sguardo di un gatto con le pupille che sembrano castoni, una girandola di luci rosse da cui emergono i seni di Eva, una bambola bionda che pare Barbie in versione vodoo, ad evocare la manipolazione mentale nei confronti della padrona di casa; ancora, mostri di porcellana generati dal sonno della ragione, i visi dei due fratelli che si moltiplicano come le sfaccettature di un talismano, il flash di una macchina fotografica, il buio che cala sulla vedova – già nera, avvolta nell’ascosa stanza chiusa.
Ci si mette, infine, anche la musica. Oltre alla colonna sonora di Piero Umiliani, bisogna segnalare il tormentone del film, quel Just tell me di Wess, che i due fratelli useranno persino come arma d’offesa, impugnando un registratore portatile a bobine che spara a tutto volume la canzone, già colonna sonora dei primi, rilassati festini a tre: l’ipnosi, o tortura, o seduzione, è anche audio. Con l’effetto reverse rispetto a quanto canta il beffardo ritornello: turn your sadness into fun. O forse madness: la prima lettera non è capitale.

A proposito dell'autore

Antonio Maiorino

Professore di storia dell'arte e giornalista pubblicista, professa pubblicamente il suo amore per l'arte e per il cinema. D'arte ha scritto per Artribune, Lobodilattice, Artslife ed il trimestrale KunstArte, mentre sul cinema, oltre a una miriade di avventure (in corso) da free lance, cura una rubrica sul quotidiano "Cronache di Salerno" ed in radio per "Radio Stereo 5".