L'Uomo nell'ombra

Uno scrittore viene ingaggiato dal Primo Ministro inglese per riscrivere come ghost writer la sua biografia. Inizia per lo scrittore un'investigazione che lo porterà a scoperte inimmaginabili.
    Diretto da: Roman Polanski
    Genere: drammatico
    Durata: 128'
    Con: Ewan McGregor, Pierce Brosnan
    Paese: UK
    Anno: 2010
7.5

Dove si situa la macchina da presa? Questo è il cinema di Roman Polanski e il suo ultimo film ne è l’esemplificazione più profonda ed enigmatica. Non che L’Uomo nell’ombra sia un film “nuovo”, è anzi, una dimostrazione di classicità, di arcaicità del movimento scenico, della parabola orizzontale-verticale del dramma hitchcockiano che pensa alla raffigurazione della storia come un blocco unico ed affilato, una manna dal cielo in tempi di post-modernismo digitale, imbarbarimento del cinema blockbuster americano.

L’Uomo nell’ombrafunziona come il disvelamento progressivo di una mente in trance, in cui il significato del cinema si dipana attraverso regole che ampliano la focale di una narrazione ellittica in cui tutto si confonde e diventa ignoto. Questo ignoto è il centro del cinema di Polanski. L’Uomo nell’ombra assomiglia molto a Frantic, però riesce ad andare comunque oltre, e in questo ultimo film si registra una forte connotazione politica/spionistica, molto diversa da quella vista in Frantic, che era una commedia kafkiana, L’Uomo nell’ombra è un opera più silenziosa, trascendente e connotata al mystery; la sua lenta ma inesorabile progressione alla fisionomia relativista lo pone in confronto stretto con alcuni capolavori di Fritz Lang, tipo La donna del ritratto o Quando la città dorme.

L’Uomo nell’ombra pone nuovi orizzonti nel cinema polanskiano, il regista tratta la materia del “complotto” politico con una maestria rara, come non si vedeva da tempo. Ad essere paranoici ci si guadagna sempre e L’Uomo nell’ombra è un non tipico film sulla paranoia. Anche se una piccola pecca c’è. Il finale, seppur bello, è estremamente discutibile. In una qualsiasi puntata di Alias non si sarebbe mai visto un personaggio consegnare ai suoi diretti rivali delle informazioni che potrebbero compromettere seriamente la sua incolumità. E’ quello che succede al protagonista Ewan McGrgor. E lui fa la fine del primo ghost writer, il cerchio dunque si chiude, ma il prezzo è la mancanza di credibilità del plot. Si ha però l’impressione che Polanski non avesse alternative valide a questa scelta.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).

  • Quel finale mi ha lasciato a bocca aperta. L’ho trovato molto incisivo. Quei fogli portati via dal vento…