L'amico americano

Germania Ovest, anni ’70. Jonathan è un artigiano che vive ad Amburgo. Un giorno viene avvicinato da un americano, Tom Ripley, che gli propone di uccidere una persona per conto di un boss francese. Jonathan accetta, nonostante abbia gravi problemi di salute.
    Diretto da: Wim Wenders
    Genere: thriller
    Durata: 125
    Con: Dennis Hopper, Bruno Ganz
    Paese: GERM OVEST, FRA
    Anno: 1977
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La scrittura scenica del tempo è ciò che permette a Der Amerikanische Freund di penetrare lo sguardo dello spettatore e intercettare il sentimento di una svolta epocale. La capacità di Wim Wenders di cogliere l’atmosfera nascosta di un’epoca lontana spinge ad una seconda visione del film. Come se ad un primo approccio si riuscisse solo ad intercettare la forza messianica di straordinario impatto lisergico. Nel film Dennis Hopper e Bruno Ganz interpretano fantasmi di ere forse mai esistite. Con un forza tellurica mai vista prima, il cinema si trasforma in operazione risolutiva, interagendo con lo spettro visivo della memoria, e riportando allo sguardo primario l’originario colore di un tempo, che si sussurra solo nelle storie dimenticate di chi ha vissuto quei tempi bui e costellati da una violenza politica endemica e serpeggiante nell’aria.

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Der Amerikanische Freund è la storia di un mistero che si disvela a carte coperte. Dove il delitto è una forma di ricatto che insinua il dubbio su una condotta morale affatto cristallina e riporta i personaggi ad una dialettica ultraterrena, dove la dicotomia good/evil è bandita per sempre. Non sappiamo chi siano i burattinai che hanno in mano il destino dei tre killer, si vedono di sfuggita nella seconda parte, ma Wenders si preoccupa di connotare il Male con accenti pallidi e assorti, rinnovando l’amalgama di una fotografia che esalta i toni della Grande Divisione Tedesca. Il Muro aleggia come una presenza ammonitrice e devastante. Nessuno è al sicuro e tutti sono spiati dalla Grande Madre Inquisitrice. La Storia bussa alla porta per reclamare il suo debito di sangue. E’ così che Tom Ripley (Hopper) e Jonathan Zimmermann (Ganz) si incontrano, scontrandosi con i rispettivi doppi, con la falsità delle rispettive maschere, occultando un senso di infinita paranoia per un reale distopico che rende ogni loro azione debitrice di un passato imbarazzante e intollerabile.

Wenders riesce in questo film a compiere il passo ulteriore verso un cinema di autentica anarchica visiva e in questo apre le porte verso l’opera d’arte di pura astrazione formale. Der Amerikanische Freund non predilige i toni televisivi della nuova serialità USA, che sembrano essersi radicati in maniera capillare nel cinema di oggi, bensì adotta uno stile non enunciativo che lascia allo spettatore la libertà di perdersi in un dedalo senza bussola, accettando anche un mistero irrisolto e una fuga senza una frontiera, dove l’illusione di controllare ogni movimento dà il via ad un percorso senza meta. Wenders ha avuto il coraggio e l’intraprendenza di cogliere l’occasione per lasciare un’impronta indelebile in quel tempo (gli anni ’70) così incomprensibili e bui, con una ferocia e una sensibilità da autentico cacciatore di immagini. Purissime.

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La visione di Der Amerikanische Freund in edizione rimasterizzata in 4k è un’esperienza che lascia sbigottiti e fulminati. Fa toccare con mano l’estetica perduta del cineasta tedesco Wenders, offrendo un punto di vista apolide su un’Europa dipinta come un luogo anonimo e buio, dove l’identità e il passaggio generazionale dal dopoguerra alla prosperità economica passa attraverso la presa di coscienza di un’intera nazione ferita nell’orgoglio. La realtà perdurante inventata da Wenders è una surrealtà carica di Mito e di Leggende, dove le sagome già vissute di Bruno Ganz e di Dennis Hopper aleggiano nel moto primario di una revenge che non può più compiersi. Il passato incombe, minaccia, ricatta, assolve i peccati e rivolge il suo sguardo là dove gli uomini non possono più vederlo. Grande cinema per un’opera eterna, definitiva e non conclusa.

A proposito dell'autore

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Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).