Drag me to hell

Un'impiegata dell'ufficio prestiti nega un prestito ad un'anziana zingara, la quale per vendetta getta sulla ragazza una terribile maledizione, la Lamia.
    Diretto da: Sam Raimi
    Genere: horror
    Durata: 99'
    Con: Alison Lohman, Lorna Raver
    Paese: USA
    Anno: 2009
7

Zio Sam è tornato. La matrice che ha generato il suo cinema più estremo e radicale e che ha partorito gemme come La Casa o L’Armata delle Tenebre è rimasta intatta, il tempo non ne ha scalfito l’audacia e l’austera crudezza. Cinema intimamente e perfidamente politico, dirottato secondo un’estetica (senza anestesia) che parte dal particolare per arrivare all’universale.

La storia è quella di una vendetta: Alison Lohman, bancaria arrivista, non concede una proroga su un mutuo ad una vecchia zingara. Questo rifiuto costituirà per lei l’ingresso nel regno degli inferi. La percezione stessa di realtà muta e si riflette nel vortice di una condanna senza via d’uscita. Le ombre saranno implacabili. La cosa che stupisce di più in questo ultimo lungometraggio di Raimi è il montaggio. Da anni non si vedeva un simile lavoro di limatura e di rifinitura per ogni singola scena: l’inquadratura muta sempre e si ricombina con i tasselli nascosti che Raimi scombina e ricombina a picamiento. L’arte di Raimi sta, sostanzialmente, nel riadattare i clichè e ricondurli ad una sequenziazione eterogenea in cui vige uno smarrimento che dà poi un significato morale all’intera vicenda.
Raimi non ha, comunque, la vocazione metafilmica di Craven o le ambizioni metafisiche di Carpenter, gli interessa l’evocare del Demonio come sintomo di un malessere che non può e non deve essere curato o estirpato. Raimi non combatte il Male, perchè se ne nutre e noi con lui. Il Demone Pazuzu, o la Maledizione di Lamia sono entità in grado di generare una profonda dicotomia tra ciò che si può toccare e ciò che la percezione avverte solo come presentimento di un orrore troppo grande per essere vissuto o raccontato.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).

  • È vero: c’è della morale nel film. Ancora ci devo pensare bene. Mi sa che il post che ho scritto sul film non basta…