Drive

Un meccanico-stuntman aiuta una famiglia contro un potente organizzazione mafiosa.
    Diretto da: Nicolas Winding Refn
    Genere: drammatico
    Durata: 100'
    Con: Ryan Gosling, Carey Mulligan
    Paese: USA
    Anno: 2011
7.5

Eccola la Bomba di Cannes 64. Drive di Nicolas Winding Refn è un miracolo di regia, tra i nuovi talenti del cinema mondiale, insieme a David Fincher, Christopher Nolan, Zack Snyder, la stella più brillante e luccicante, quella che ci sta dando le soddisfazioni più alte come spettatori è senza dubbio Nicolas Winding Refn.

Non so se il regista danese sia amato dai critici americani ma il suo talento è fuori discussione. Dopo l’enorme, folgorante Valhalla Rising, Winding Refn va oltre, e con capitali e cast americani Refn ricrea il noir. Ogni decennio ha il suo punto di svolta, gli anni ’80 avevano LynchBurton, i Coen, gli anni ’90 hanno avuto Tarantino, Fincher, Mann, gli anni 10 hanno Nicolas Winding Refn, regista assolutamente mentale e stilizzato.
Refn studia e atomizza le inquadrature come fossero reperti fantascientifici. Il suo cinema sprizza vitalità da tutti i pori. Refn è regista acuto e onesto, che sa dare significato ai ralenty e ai silenzi. Mai manierista, il suo Drive è un noir impazzito e scarno, schietto, essenziale, poche immagini ma giuste. Ryan Gosling è un minotauro freddo ed impassibile (guardate la magnifica scena dell’ascensore, cui riesce a dare altissimi significati etici e politici).
Le esplosioni di violenza sono correlate ad una visione del mondo aggiornata al modello della nuova fisica quantistica, in cui è il Caos a farla da padrone, in cui nulla è certo e tutto esplode, seminando solo una miriade di dubbi e angoscia. I paragoni con Friedkin, Mann e Scorsese sono fuori luogo, Refn crea da sé, senza mai citare nessuno. Signori, è nato un Autore.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).

  • Analisi magistrale.

  • Ti ringrazio per il commento, cara Shosanna. Bye.