Twixt

Uno scrittore in bolletta deve consegnare il suo ultimo manoscritto all'editore ed è in piena crisi creativa. Una notte riceve la visita del fantasma della ragazza uccisa che lo porterà alla conoscenza di un oscuro passato.
    Diretto da: Francis Ford Coppola
    Genere: horror
    Durata: 88'
    Con: Val Kilmer, Ellen Fanning
    Paese: USA
    Anno: 2011
6.5

Twixt vorrebbe essere una specie di Il Seme della Follia degli anni ’10, Francis Ford Coppola ripropone la formula-nostalgia, dopo gli esperimenti di Un’altra giovinezza e Segreti di famiglia, utilizzando il solito romanticume d’accatto, facendo un uso del digitale che è paragonabile a quello, tremendo, compiuto da Terry Gilliam nell’inutile Parnassus L’uomo che voleva ingannare il diavolo. Ovvero, due registi abituati per decenni ad usare la pellicola, si cimentano nella proposizione di un nuovo immaginario filtrato dai pixel della telecamerina. Risultato: che l’uso della tecnologia si sente da morire. Su Parnassus gli effetti speciali davano al film una pesantezza visiva pachidermica e l’operazione si rifiutava sempre di obbedire ai comandi del suo creatore. E’ la dimostrazione che Gilliam con il digitale non ha trovato la chiave di volta per trasporre la sue idee complesse sullo schermo.

Con il Coppola di Twixt siamo di fronte all’ostinazione romantica di un regista da pensionamento che non vuole capire che un’epoca è finita. Lo ha capito il Cronenberg degli anni ’00, ma non Coppola. Forse Coppola ha fato lo stesso errore del Carpenter risibile di The Ward Il reparto: ripetere una formula vincente, ricopiando una certa atmosfera di “bel cinema che fu'”, avvitando i suoi soliti argomenti come la ricerca di un tempo perduto, la poesia dell’immagine, il sangue come elemento horror rivelatore di un’anima gotica che prende dal passato i tempi che svolgano una ricongiunzione spaziale tra un passato flessosi nel futuro, da cui il cinema tenta di apprendere dei segreti.
Twixt racconta di uno scrittore cui è morta la figlia in tenera età, che deve consegnare una nuova storia horror al suo editore perché in bolletta, va in un paesino della provincia americana, fa sogni su Edgar Allan Poe e in questi sogni si imbatte nel vampiro Ellen Fanning, che gli restituiranno l’esperienza vissuta di una storia da poter raccontare.

Il modo con cui Coppola concepisce la narrazione ha dei problemi di credibilità, perché manca di quel nerbo rielaborativo che contraddistingue una produzione che si riferisca ad una multidimensionalità dei personaggi, c’è riuscito ultimamente un altro regista “anziano” come Polanski, in maniera del tutto geniale e contro ogni aspettativa, in due film-centoni come The Ghost Writer e Carnage, due film che riescono nell’impresa di aggiungere qualcosa di nuovo ad una filmografia come quella polanskiana dove sembrava non ci potesse essere più nulla da dire, ch riesca a mettere in discussione elementi della narrazione come le identità dei personaggi, che riesca a far esplodere i conflitti all’interno di una scena che ribolla di argomenti  degni di questo nome. Questo non succede all’ultimo, misero, Coppola, che si trascina nell’anonimato e nella ripetizione di se stesso in forma di remake stantii di un’idea di cinema volenterosa ma priva di quel distacco emotivo necessario per poter controllare la forma e dare vita ad un nucleo tematico-formale dove i dubbi e le contraddizioni possano venire alla luce.

Twixt funziona come una lanterna magica, come uno specchio delle illusioni perdute, come fosse la recrudescenza di un cinema orgogliosamente d’autore che Coppola si illude di poter far tornare in vita, rifiutandone la morte, Coppola lo fa rivivere nel teatro delle sue reminescenze.
A chi interessa oggi Twixt? Ai nostalgici forse? Ai cinefili? Eppure per apportare un discorso serio e tecnologicamente avanzato sulla cinefilia, oggi, forse, si può accettare solo un cinema come quello di Hugo di Scorsese, l’unico regista capace di avere una visione del cinema digitale (quanto interessano a Scorsese i giochini con i pixel? Poco forse), in quanto concreto utilizzatore di un dispositivo creatore di una forma organica di cinema che possa conferire una visione paratattica del cinema scorsesiano, sullo schermo in quanto esso può essere considerato alla stregua di una cassa di risonanza per le sue visioni.

Scorsese c’è riuscito ad utilizzare il cinema come un corpo-macchina che fondi efficacia narrativa e rimanga fedele alla personalità del suo autore, Coppola rimane in superficie, facendo galleggiare Twixt tra un passato illusorio e un presente-futuro ingannevole e denso di presagi indefiniti, traboccando citazionismi ovunque, non appassiona mai, si offre come prodotto medio che viene avvalorato da una buona operazione visiva, data dal coté gotico, Ma oltre la seduta spiritica che ricongiunga il suo cinema ai suoi fedeli non va.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).