Strade Perdute

Fred Madison uccide la sua compagna, entra in carcere e produce un doppio se stesso che vive una storia d'amore con la donna di un Boss mafioso.
    Diretto da: David Lynch
    Genere: Drammatico
    Durata: 134'
    Con: Bill Pulmann, Patricia Arquette
    Paese: FRA, USA
    Anno: 1997
7.6

David Lynch continua a non piacermi, soprattutto dopo un film allucinante (non è un eufemismo, INLAND EMPIRE è una continua “allucinazione perversa” senza alcun senso, se non il senso stesso, ovvero l’atto di filmare la mancanza stessa di senso) come INLAND EMPIRE. Quello che mi preme evidenziare, su cui non molti si sono soffermati è il carattere rivelatorio (e quindi di disvelamento) in un film come Strade Perdute che è, come tanti altri film di Lynch, pieno di cose bellissime ed epocali, ma anche manierista e confusionario.

A Lynch decisamente manca il dono dell’equilibrio proprio di cineasti come Kubrick, Cronenberg, i Coen e forse anche Paul Thomas Anderson. Ma in Strade Perdute c’è una scena, sequenza, o meglio, un movimento di macchina che dice se non tutto, almeno una parte del tutto. La scena è la seguente: quando verso la seconda parte del film Bill Pullman entra nella casa abbandonata in aperta campagna vista nel sogno dopo aver salito le scale, e fa per vedere l’Uomo Misterioso la macchina da presa compie un giro da sinistra a destra. E’ un movimento che dura una porzione di secondo, eppure è fondamentale. Perchè fa capire mostrandolo, che lo sgaurdo di Lynch è penetrato nel sogno, lo guarda, lo perlustra, per poi uscirne, forse dubbioso. Ma ne esce avendo visto qualcosa, non si sa cosa. E’ un momento di tensione molto alta e prepara ad entrare in quel vortice immaginifico che diventerà poi il film, perdendosi nei meandri della psiche del protagonista. Lasciandolo in balìa del suo delirio.

Questo modo di condurre la narrazione può piacere o meno, è un modo un pò furbo di costruire un incubo vertiginoso per poi non trovare una conclusione non degna delle aspettative iniziali, ma molto affascinante. Il “perdersi” di Lynch in Lost highway segnerà poi il successivo “ritrovarsi” in due film forse addirittura più lineari e persino più consapevoli come Mulholland Dr. e INLAND EMPIRE. Lost highway rimane il primo, il più ardito e il più selvaggio tentativo da parte di Lynch di annullare lo spazio-tempo e aprire all’immagine (come nella sequenza escritta) la porta del sogno.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).

  • Anonymous

    Penso che il primo film che annulli o spazio tempo sia invece Eraserhead film con il quale esordì nell ’77,senza poi parlare dei vari cortomtraggi che risalgono a metà degli anni ’60.
    l’amore per Lynch è inversamente proporzionale all’amore per il razionale essendo Lynch l’ultimo vero surrealista.

  • Sì, Eraserhead per primo inaugurò questo tipo di cinema onirico. Eraserhead però era un film di fantascienza grottesco, una cosa mai vista, un film che non inizia e non finisce, con un bianco e nero abissale. Non so perchè ma in quanto a radicalità Eraserhead mi ricorda un altro “midnight movie”: Freaks di Browning. Lost highway è uno dei pochi film di Lynch che ho capito, insieme a Dune, colosso imperfetto e fallimentare ma totalmente originale e meraviglioso.

  • Anonymous

    ma per cortesia Lynch è un venditore di fumo che intorpidisce le menti di ebeti quali sono gli attuali cinefili, basta seghe mentali, l’assurdità venduta è merce venduta a prezzo scontato usate i vostri neuroni per qualcosa di meglio

  • Se il Signor “Anonimo” volesse andarsi a leggere lo Speciale di Segncinema n.133 su “Il senso plurale” saprebbe che un dibattito sul Lynch “venditore di fumo o genio” c’è stato, e farebbe bene a riguardarsi anche film come Dune e The straight story. Capirebbe che non esiste un solo cinema di Lynch, ma diversi capitoli dello stesso tema. Il cinema di Lynch è solitamente strutturato così: mondi dentro altri mondi.Non si deve mai dimenticare che Lynch è un artista, ha iniziato dipingendo; quindi il suo cinema è una trasfigurazione immaginifica dei suoi dipinti. E’ questo il motivo per cui le storie che racconta sono basate su materiale “basso”:. Il cinema di Lynch è paragonabile ai Fiori del male di Baudelaiere: il contenuto è “basso” e banale, lo stile è elevatissimo. Personalmente riguardo agli ultimi due film devo ammettere anch’io di aver capito poco o nulla, specialmente con l’ultimo tremendo INLAND EMPIRE, un film addirittura antipatico e saccente. Un passo falso di cui ci si ricorderà. Ma sottostimare film come Dune, Lost highway, The straight story, in parte Blue velvet (che è rimane un teatrino dell’assurdo), e un film folle come Eraserhead è un errore grossolano. Segnocinema n.133 dice tutto su questo. Leggere in particolar modo l’intervento di Cherchi Usai.