Nosferatu Il vampiro

Hulter è un agente immobiliare che viene mandato in Transilvania per far firmare un'atto di proprietà per la vendita di una casa al Conte Orlock, detto Nosferatu. Il Conte Orlock, in seguito, viaggerà fino alla sua nuova dimora dove porterà la peste.
    Diretto da: Friedrich Whilhelm Murnau
    Genere: horror
    Durata: 94'
    Con: Max Schreck, Greta Schroder
    Paese: GER
    Anno: 1922
8.8

Si può dire che rispetto al remake compiuto da Werner Herzog nel 1979 con Klaus Kinski, Nosferatu Il vampiro di Friedrich Whilhelm Murnau del 1922 rappresenta un esempio di economia narrativa sublime. Il film di Murnau dura appena 65 minuti nella versione vecchia, storica, della vhs, rispetto alla versione nuova, restaurata digitalmente e uscita da poco, di durata complessiva di 94 minuti.
Avendo avuto modo di vedere solo la versione della vhs le considerazioni che posso trarre da una visione così fulminea, istantanea e ante litteram è che l’opera di Murnau assomiglia ad un film d’azione.
Nei 65 minuti si trova la storia dell’agente immobiliare che va a far visita al Conte Dracula per vendergli una casa e fargli firmare l’atto di proprietà, ma quando arriva, il Conta lo assale nella notte, bevendo il suo sangue e parte verso la sua nuova dimora, dopo aver visto in una foto l’incantevole collo bianco della moglie dell’agente immobiliare.

Per prepararsi al meglio alla visione di un film muto così famoso, si potrebbe partire dal libro di Tone P. GiorgioNosferatu il Vampiro di Friedrich Whillhelm Murnau” del 2013, uscito per la Casa Editrice Bonanno per la collana Xanadu. In questo libro vengono riportate alcune delle considerazioni che vennero fatte dai critici dell’epoca all’uscita del film.
Il film venne apostrofato cone aggettivi del tipo: erotico, occultista, metafisico, spiritista, ma anche sensuale e pornografico. Per i critici del tempo il film di Murnau era pornografico. Nel film dove si possono ritrovare queste considerazioni così accese e, con il nostro senno di poi, così strambe e assurde?

 

Forse si potrebbe considerare il Nosferatu di Murnau un’opera scandalosa, violenta e ipercinetica come potrebbe esserlo un Saw L’enigmista (2004) di James Wan. Con la differenza che la povertà di mezzi del film di Murnau consente allo spettatore di oggi di ottenere uno sguardo più lucido sulle credenze dell’epoca, sulle abitudini storiche dell’epoca, senza minimamente lasciarsi impressionare da una violenza che forse oggi non sconvolge più.
Che Saw L’enigmista possa essere rivalutato tra 70 anni? Non ci scommetterei per niente. Il film si Wan segue solo la moda corrente, in un’epoca in cui gli scandali non fanno più paura a nessuno.
Ma l’orrore sotterraneo del film muto di Murnau hanno qualcosa di viscerale che lo potrebbe accomunare addirittura alla pornografia insistita del famoso, fumoso e intollerabilmente imbecille “torture porn” di oggi.

 

La carica eversiva del film di Murnau si vede nell’opera di sensibilizzazione compiuta sulle forme sghembe e gli angoli aleatori di un b/n magicamente fumoso ed etereo.
Nel film di Muranu l’orrore è una coltre fumogena ed invisibile di desideri inespressi che fanno capolino sotto le spire di una mentalità malata, sotto una mentalità sottilmente perversa, dove l’innocenza del collo bianco della moglie dell’agente immobiliare fa da elemento sacrificale per il ritorno alla normalità della città infestata dalla peste portata dal Conte Dracula. Alla fine, dopo essersi concessa al Principe delle Tenebre la luce inghiotte l’oscurità e il Bene trionfa sul Male.
L’esatto opposto accadeva nello straordinario film di Herzog de 1979, dove la città, nel finale, rimaneva preda della peste e la scia di morte non si arrestava. Era il trionfo del Male, nella visione pessimistica di Herzog.

 

Nosferatu Il vampiro di Murnau è allo stesso tempo, un documento su un’epoca passata, un’inno alla sperimentazione visiva quando il cinema come “fabbrica dei sogni” ancora non esisteva, una monumentale operazione di occultamento visivo del reale, una visione che rimanda ad una letterarietà precaria dell’altro mondo inteso come contesto avulso dalla Storia.
Un fantasy dissacrante e puramente lisergico. E un film la cui velocità di narrazione risponde all’enigma del cinema come macchina di morte al lavoro.
Se l’orrore ha i suoi padri lo si deve alla riappropriazione del meccanismo della sparizione interna, facendo si che l’orrore lo si potesse nascondere dentro l’immagine. Perché la sensazione di un altrove messianico e perduto nel tempo non finisse mai.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).