Bastardi senza gloria

Durante l'occupazione nazista, in Francia, una pattuglia di soldati ebrei è specializzata in un lavoro: uccidere i nazisti e raccogliere i loro scalpi.
    Diretto da: Quentin Tarantino
    Genere: guerra
    Durata: 153'
    Con: Brad Pitt, Cristoph Waltz
    Paese: USA, GER
    Anno: 2009
8.1

Una volta si chiamavano non troppo volgarmente “americanate”. Lessi, infatti, qualche anno fa sul mensile Ciak un’intervista rilasciata da James Ellroy, in occasione dell’uscita del buon film di De PalmaThe Black Dahlia“, in cui parlava di Tarantino definendolo “un regista da fichetti”, e affermando che l’unico film di Tarantino che salvava era Jackie Brown. Non sono d’accordo su quest’ultima affermazione ma, per quello che ho potuto vedere alla proiezione in versione originale sottotitolata, posso ammettere ormai che mister Ellroy non ha tutti i torti.

Avevo dato un’ultima chance a Tarantino per mostrare il suo vero volto, dopo la goliardata slasher di Death Proof A Prova di Morte (chiudendo un occhio sulla pessima sceneggiatura che girava a vuoto, era un film di pura regia che ci poteva anche stare), e in 160 minuti quello che posso dire è che se non si è dei fan sfegatati del regista si esce con la bocca asciutta. Tarantino ha proposto, attraverso un film-burla di 2 ore e 40 una sua personale visione della Storia e dell’Olocausto, che culmina con un’assurda vendetta ebrea contro i nazisti, in un falò e in un turbinio di effetti che non ha motivo di esistere se non nella fantasia di uno scaltro giocherellone, tentando in ogni maniera di far rivedere con argomenti stra vecchi. Una volta (parecchio tempo fa a dir la verità), gli sarebbero bastati i 99 minuti di Le Iene per allestire un teatrino in cui violenza, ritmo, dubbio e concatenazione lucido/ludica degli eventi portavano ad un annientamento perfetto delle regole del genere, in un noir serrato e beffardo.

Tarantino queste cose o non le sa più fare o non se le può più permettere. Inglorious basterds al box office è stato un trionfo ed è una cosa che dà da pensare, nemmeno il kolossal thurmaniano Kill Bill fece tanti soldi, eppure la materia (sgangherata, enfatica, persino più prolissa del solito) messa in scena è molto simile. Avrà funzionato sicuramente il cast, e l’ambientazione da film di guerra che è insolita per il regista. Una volta si diceva “americanata”, lo si dice anche oggi, specificando che registi come i Coen (Non è un paese per vecchi), Paul Thomas Anderson (Il Petroliere), Tim Burton (tutti gli ultimi film da Big Fish in poi), Clint Eastwood (Gran Torino e Changeling) hanno fatto molto meglio di Tarantino. Io non trovo un motivo valido per dar ragione ad una forma cinema così grossolanamente innamorata di se stessa.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).