Rush

La rivalità/amicizia tra i due piloti di Formula 1, l'austriaco Niki Lauda e l'inglese James Hunt. Il primo ha un temperamento razionale e freddo, il secondo è più passionale e libertino. Il loro duello rimarrà nella Storia delle competizioni sportive.
    Diretto da: Ron Howard
    Genere: drammatico
    Durata: 123'
    Con: Daniel Bruhl, Chris Hemsworth
    Paese: USA, GER
    Anno: 2013
7.7

Ancora un duello tratto da una storia vera per Ron Howard. Dopo aver raccontato la sfida televisiva che coinvolse il presidente Nixon e il giornalista David Frost in Frost/Nixon (2008), il regista di Apollo 13 (1995) si concentra con Rush (2013) sulla rivalità che nel 1976, vide protagonisti i piloti di Formula 1, James Hunt e Niki Lauda, rispettivamente interpretati da Chris Hemsowrth e Daniel Bruhl.

Howard si affida a una regia e a un montaggio onesti ma solidi che non provano mai voli pindarici o esperimenti formali, ma si mette al servizio della sceneggiatura scritta da Peter Morgan, già collaboratore con Howard per Frost/Nixon.
Il cuore del film è la dicotomia sportiva e umana tra i due protagonisti. James Hunt è genio e sregolatezza, vive la vita allo stesso modo con cui gareggia, cioè alla massima velocità. Chris Hemsworth offre la sua miglior prova d’attore, un interpretazione senza eccessi e totalmente controllata ma pronta ad esplodere nei momenti in cui il film lo richiede. Opposto a lui c’è il meticoloso Niki Lauda, professionista vero, pilota modello e convinto che una vita retta (che culmina con il matrimonio) porti a risultati migliori in pista.
Se Hemsworth è bravo, Daniel Bruhl (conosciuto per Goodbye Lenin e Bastardi senza gloria) lo è ancora di più nell’impersonare il pilota della Ferrari. Pur avendo, sulla carta, il personaggio meno simpatico, riesce allo stesso modo ad entrare nel cuore dello spettatore offrendo una gamma espressiva notevole.
Rush mette a confronto due personalità diverse ma ovviamente complementari: nel film l’uno insegue l’altro e viceversa, non solo in pista, si tratta di un duello incentrato sulla ricerca continua dell’avversario come bisogno fisico e vitale per manifestare il proprio essere e il proprio esserci, Hunt non esiste senza Lauda, Lauda non esiste senza Hunt.
La forza maggiore della pellicola sta proprio in questo continuo scontarsi ma anche volersi, nonostante la sceneggiatura offra due psicologie a dir poco archetipiche, riassumibili nella netta dicotomia tra Follia (Hunt) e Raziocinio (Lauda).
Compreso questo è anche inutile dire che tutta la galleria di personaggi che girano attorno alla coppia protagonista è per nulla approfondita, e che la metafora della difficoltà di vincere nello sport come nella vita ha stancato anche gli spettatori meno giovani.
Ma ciò che interessava a Ron Howard era raccontare il duello sportivo che divenne amicizia, su cui si costruì la leggenda di questo duello che fece la Storia dela Formula 1, e lo fa senza grandi picchi artistici ma anche senza sbavature e con ottima fattura tecnica. E’ il cinema classico-moderno hollywoodiano che piace e accontenta tutti.

A proposito dell'autore

Riccardo Tanco

20 anni, diplomato al liceo linguistico. La passione per il cinema lo ha travolto dopo la visione di Pulp Fiction. Ha frequentato un workshop di critica cinematografica allo IULM. I sui registi di riferimento sono Tarantino, Fincher, Anderson, Herzog e Malick. Ama anche anche il cinema indie di Alexander Payne e Harmony Korine. Oltre che su CineRunner, scrive anche su I-FilmsOnline.

  • DANIELE

    Personalmente ho trovato il film PESSIMO.
    Ron Howard usa le competenze tecniche sublimate nel corso della sua sfaccettata carriera,perciò la cattiva qualità non è attribuibile al profilo tecnico,piuttosto a quello narrativo e diegetico.Usa una banalissima dicotomia accaduta durante una parentesi sportiva della formula 1, materiale già poco fecondo in termini di racconto,reso deteriore da un inesistente approccio al materiale: il “duello” non si carica di significato alcuno,rimane bensì autoreferenziale,fornisce il resoconto di CHI superò CHI (metaforicamente e non) e tenta di trarre la conclusione su chi si sia dato “più mazzate” a fine match.Una cronaca,dunque,per nulla distante dal precedente Frost/Nixon(anch’esso futile e piattissimo).
    Può essere un caso che Howard si interessi a competizioni fini a se stesse proprio ora che le sue regie sono impeccabili esecuzioni fini a se stesse?Il suo interesse per le PERFORMANCES non sarà l’emblema di un regista preoccupato solo più di essere lui per primo un PERFORMER?
    Howard ha firmato in passato un pugno di bellissimi film,riuscendo raramente a tenere la retorica a bada,ma conferendo al materiale spesso un taglio iconoclasta e accattivante.Oggi non ha più una stella polare probabilmente,che per un’artista coincide con l’ispirazione.Ora la navigazione è un casino,anzi,un DILEMMA..