Mia madre

Margherita è una regista che sta girando un film sulla crisi. Dagli Stati Uniti ha ingaggiato un attore di Hollywood, Barry Huggins, che non capisce il suo modo di lavorare. Sullo sfondo la vicenda della madre Ada che in ospedale lotta contro una brutta malattia.
    Diretto da: Nanni Moretti
    Genere: drammatico
    Durata: 106
    Con: Margherita Buy, Nanni Moretti
    Paese: ITA, FRA
    Anno: 2015
7.3

Mia madre, dodicesimo film di Nanni Moretti, è stato presentato in Concorso al 68º Festival di Cannes, in una speciale tripletta italiana, assieme a Youth La giovinezza di Paolo Sorrentino e Il racconto dei racconti – Tale of tales di Matteo Garrone. La drammatica attesa della perdita di un genitore è accostata alla creazione di un film sulle contestazioni operaie in fabbrica, girato da Margherita Buy nei panni della regista Margherita, snervante alter ego dello stesso Moretti.

Shots from "Mia Madre"

Shots from “Mia Madre”

Co-sceneggiato da Francesco Piccolo e Valia Santella, l’ex bad boy della politica italiana extra parlamentare si ritaglia il ruolo secondario di Giovanni, fratello ingegnere della Buy, personaggio che fa da spalla, quasi invisibile, durante l’intera vicenda. Frutto dei diari ricchi di ricordi sulla perdita reale della madre, avvenuta durante la realizzazione di Habemus Papam (2011), Moretti colora questa autobiografia del rimpianto con toni dimessi, studiati a tavolino, tramite un crossover di scene oniriche tra passato e presente, vita e set, sogno e realtà. La dicotomia sogno o son desto, già visto in Sogni d’oro (Leone argento a Venezia nel 1981)) si accosta al dolore, al lutto e al rimorso già esaustivamente analizzati ne La stanza del figlio, non a caso anch’esso giustamente premiato in tutti i festival di prestigio. Perché cercare di ripetere, senza il medesimo entusiasmo, l’esperimento mediatico dalla stessa tematica, aggiustando solo leggermente il tiro?

Shots from "Mia Madre"

Shots from “Mia Madre”

Il personaggio centrale, o meglio, il tema stesso dell’opera, ha il volto della splendida Giulia Lazzarini, Ada, la professoressa di latino in pensione, (personaggio ispirato alla vera madre di Moretti, Agata Apicella). Dolce e assente, teneramente testarda, Ada non è un vero personaggio, non ha un vissuto, perché Moretti non ne indaga appieno i tratti psicologici. È lo spettro della perdita che aleggia sulle fragili spalle dei figli. Il ruolo scanzonato è affidato a John Turturro, il quale  interpreta l’ attore Haggis nel film della Buy, un imprenditore americano che acquista la fabbrica, con l’intenzione di licenziare il personale. Penalizzato da un doppiaggio “a saltelli” per suscitare un facile riso, Turturro si cimenta in balli e canzonette in puro slang italico. Il dramma borghese scorre liscio e senza intoppi, grazie ad uno stile fluido impeccabile: non c’è conflitto, non c’è maturazione, non c’è una storia. Solo un susseguirsi di scene slegate tra loro, o al limite legate da un labile filo onirico. “Voglio vedere l’ attore accanto al personaggio”, ripete ossessivamente la Buy-Moretti quando incita i suoi attori durante le riprese, citando Brecht senza comprenderne appieno il significato, eppure mettersi da parte è una prerogativa di molti personaggi morettiani, la stessa Margherita durante la felliniana passeggiata nei ricordi incontrerà se stessa giovane, il fratello, la madre, lasciando anche solo per un attimo lo scettro della scena a un comprimario.

Shots from "Mia Madre"

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Elaborare un lutto non ancora avvenuto è un evento naturale per ogni figlio, insieme alla necessità di lavorare e prendersi cura della famiglia. Ne La messa è finita (1985) l’evento tragico crea scompiglio nella vita del giovane prete, Giulio grida contro la salma della madre (“Perché l’hai fatto? Ora chi ci pensa a me?”). Qui i personaggi apatici di Margherita e Giovanni si lasciano trasportare dal fluire incurante degli eventi quotidiani. Che Mia madre possa essere dunque considerato un film politico? Non direi. Intimista, quasi. Sicuramente lirico al punto giusto. Ma gli  manca quella forza, quell’aggressività passionale tipica di Michele Apicella, quando in Ecce Bombo (1978) sbraitava “ti piace fare la vittima eh”. Ecco, al Nanni maturo piace crogiolarsi nel dolore consolatorio, ha perso la vena ironica che lo distingueva. L’ex splendido quarantenne è ormai solo un dimesso, per nulla splendido, sessantenne.

A proposito dell'autore

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Età indefinita, una laurea e un master nell' armadio. Laureanda in Scienze dello Spettacolo e cinefila nostalgica. Ama Welles e Hitchcock, la fantascienza degli anni d'oro, il caffè e la pizza. Voleva entrare in una rock band, ma il cinema l' ha distratta. Le piacerebbe fare Colazione con Tiffany.