In grazia di Dio

La vita di una famiglia di Leuca, che vive a Finis Terrae, lavorando nel campo dell'abbigliamento. La loro vita cambierà a causa della crisi economica, che li obbligherà a spostarsi in campagna, dove sarà costretta a ricorrere al baratto.
    Diretto da: Edoardo Winspeare
    Genere: drammatico
    Durata: 127'
    Con: Celeste Casciaro, Laura Licchetta
    Paese: ITA
    Anno: 2014
7.7

L’ultimo film scritto da Edoardo Winspeare, in collaborazione con Anna Boccadamo e Alessandro Valenti e diretto da Edoardo Winspeare è nelle sale italiane dallo scorso 27 marzo, distribuito da Good Films. Il film è stato presentato nella sezione Panorama della 64a edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino.
L’ambientazione scelta da Winspeare è Tricase, una piccola frazione Lecce e, dopo la visione del film, si può dire che il regista abbia voluto ancora una volta proporre un immersione totale nell’essenzialità e nell’autenticità della sua città natale, Lecce.

Quattro donne, Adele (Celeste Casciaro), Ina (Laura Licchetta), Maria Concetta (Barbara De Matteis) e Salvatrice (Anna Boccadamo), decidono in un momento immensamente critico per la loro economia, di vendere la casa, abbandonare la città e trasferirsi in campagna. Riguardo alle quattro interpreti, si tratta di quattro attrici non professioniste, difatti Celeste Casciaro è la moglie del regista, già autore di opere come Pizzicata, Sangue Vivo, Galantuomini, Il Miracolo.
Le quattro donne vengono presentate come quattro differenti tipologie di caratteri, ognuna con le proprie priorità ed esigenze: una donna di 65 anni, le sue due figlie e una nipote (figlia di Adele), rappreentano lo specchio di tre generazioni. Salvatrice lavora i campi e si adatta immediatamente a quel che la nuova vita le pone avanti agli occhi, conosce il senso del sacrificio e la necessità di doversi rimboccare le maniche. Sua figlia Adele è l’unica componente che sembrerebbe aver ereditato le sue peculiarità, ma con una differente grinta e una scarsa pazienza.

Maria Concetta sogna di diventare attrice e il suo contributo è minimo. Ina è una ragazzina di sedici anni alle prese con l’adolescenza, con il pensiero sempre rivolto verso i ragazzi, una mentalità da “sesso e rock and roll”; non le interessa minimamente questa vita di campagna senza svago e divertimento. È una ribelle, una ragazzina viziata e irresponsabile che perde le sue giornate passando da un uomo all’altro.
Tutto molto logico e comprensibile in un 2014, quattro visioni diverse del mondo attuale, dove la disperazione di una madre non è il dolore di una figlia e la felicità di una nonna non può essere compresa da una nipote incapace di cogliere la beltà delle cose, essendo presa esclusivamente dalla sua sregolatezza e dalle sue problematiche. Salvatrice, (e il nome non è casuale), è una donna piena di fede e speranza che pone in essere la ricostruzione della propria vita “in grazia di Dio”.

Questa vena di spiritualità, cara al regista che come si sa è proveniente da una famiglia cattolica di origini inglesi, accompagna il film e lo spettatore per tutta la durata del film. C’è serenità, c’è la convinzione che, prima o poi, la famiglia ce la farà ad adattarsi al nuovo stile di vita. L’astante è consapevole della forza della famiglia; lo sente sin dal principio e la forza autoritaria di Adele, forse, è uno dei motivi che spingono a crederci. Un’altra peculiarità dell’autore è la scelta del dialetto; usato anche in Sangue Vivo.
Non è un caso, infatti, che Winspeare nel 2012 vinse il premio Kallistos, nella sezione “Immagini del Sud”. Nel suo cinema c’è la volontà di portare sullo schermo l’autenticità di un mondo genuino come quello contadino e di farlo nella sua lingua madre: c’è la volontà di mostrare cosa sia una vita fatta di essenzialità e spiritualità in un mondo concentrato solo su un’espanzione sempre più ipertrofica verso la tecnologia, il caos e la voglia di emergere, prevaricare e prevalere sul prossimo.
In grazia di Dio rappresenta quindi uno schiaffo morale bello forte ai nostri giorni; allestito attraverso l’uso di inquadrature che sembrano cornici e fotografie che sembrano quadri. A tutto ciò, però, manca qualcosa. È come se la sceneggiatura, ad un tratto, fosse stata lasciata in balia di se stessa e con essa la storia, che si conclude con un finale di grossolana banalità e trascuratezza.

A proposito dell'autore

Francesca Saveria Cimmino

Nata a Napoli, laureata in Conservazione del beni demo-etno-antropologici, con sotto indirizzo in Musica e Spettacolo. Dall'antropologia al cinema, passando per fotografia e documentarismo, queste le sue passioni e i suoi vizi!