Insitu

Un viaggio poetico e delirante in una città europea astratta, dove voci risuonano, uomini danzano con delle ruspe, orchestrati da un compositore di catastrofi, altri si credono giganti.
    Diretto da: Antoine Viviani
    Genere: documentario sperimentale
    Durata: 89'
    Con: Llorenc Barber, Jean-Antoine Bigot
    Paese: FRA
    Anno: 2011
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Negli ultimi anni si va sviluppando, specie in Francia e Canada, una nuova maniera di raccontare le storie: il webdocumentario. Si tratta di documentari che utilizzano il web tanto come piattaforma di diffusione che come strumento di scrittura.
Le caratteristiche principali del webdocumentario sono l’interattività, la possibile delinearizzazione della storia e la postura del pubblico non solo passiva ma attiva o partecipativa.
Insitu (2011), documentario interattivo di Antoine Viviani è il più “cinematografico” dei webdocumentari finora realizzati, e ha vinto la sezione “Best digital documentary storytelling” al IDFA (International Documentary FilmFesitival Amsterdam).

È un film a tutti gli effetti, un film-essai che certamente si rifà un po’ nell’estetica e nelle tematiche alla cinematografia di Chris Marker, e che comprende 3 momenti di interattività.
È un documentario poetico sullo spazio urbano in Europa, oggi. Una deriva onirica in una città astratta, in cui si passa da un incontro all’altro con degli artisti ossessionati dall’idea di mettere in scena la città e di riappropriarsi di essa.
Gli “Ex nihilo”, due danzatori che inscenano silenziose coreografie nei luoghi pubblici di Marsiglia, o Royal de Luxe, che porta a spasso per le vie dei porti di mare d’Europa i suoi mastodontici giganti.
Fino a esperienze più particolari, come le ricerche e riflessioni di Philippe Vasset sugli “spazi bianchi” delle cartine delle città, o esperienze più confidenziali e notturne, quelle del commando poetico “Les Soufflers”, che organizzano sessioni a sorpresa di sussurri all’orecchio, al buio, con l’aiuto di lunghe canne.
Li incontreremo alle 5 di mattina nel garage dei netturbini di Aubervillers. Ma non mancano uomini sospesi nel vuoto o altri intenti in balletti con una ruspa. Insitu è assimilabile a Marker anche per l’attenzione all’utopia. Ce ne accorgiamo incontrando i due membri del collettivo di architetti utopisti, che progettano una Defense piena di piattaforme da passeggio aeree, veri e propri marciapiedi tra i grattacieli del quartiere dirigenziale francese.
La loro teoria è che tutto sta divenendo loisir, svago, e che non solo questi tipi di luoghi per passeggiare e svagarsi saranno sempre più diffusi, ma si arriverà al punto in cui tutto sarà svago e solo in pochi lavoreranno. Tanto che ci volgeremo verso “i lavoratori” come ora ci volgiamo per esempio verso gli artigiani.
Una specie in via d’estinzione, racchiusa nel suo piccolo parco zoologico immaginario. Lungo la nostra deriva, voci risuonano e riecheggiano, non si sa bene da dove. Tutto risuona, «come una grande campana che crea un “cappello” sulla città». È «il suono della balena», scopriremo nel finale, il cui canto riecheggia da distanze siderali. Insitu, già dalla sua genesi, è molto legato al suono e alla musica. Incontriamo nel film musicisti che suonano in situazioni particolari: una suonatrice di theremin sembra orchestrare la città astratta dall’alto di un grattacielo; un violoncellista suona nella metro, in mezzo alle corsie di una strada, in un campo vuoto a Berlino. È un’idea ripresa dal progetto “Fugues”, che Viviani aveva realizzato qualche anno prima sempre per Arte, creando e filmando concerti di musica classica fuori dai soliti contesti elitari, per esempio nei manicomi o sulle piattaforme ferroviarie. Sembra che tutti questi fili musicali finiscano per creare una sorta di drammaturgia in Llorenç Barber, il compositore filosofo, suonatore di città.
È lui l’ultimo personaggio della storia (sebbene la sua voce echeggiava gracchiante sottoforma di altoparlante precedentemente nel film), in lui si concludono le altre.
Nella «musica come gesto artistico federatore», nell’utilizzo di «suoni e rumori della città in maniera monumentale»: Barber compone sinfonie per città. Suona le città. Le campane delle chiese, le sirene del porto, i fuochi pirotecnici, tutto questo genere di suoni urbani finiscono nelle sue composizioni, insieme a cori vocali di lallaismi e orchestre di strumenti veri.
È la città che esegue, la collettività. « La musica come la conoscevano i nostri nonni è morta», teorizza Barber, «perché è morto l’ascolto unico, l’ascolto passivo, l’ascosto seduto. Viviamo l’ascolto mobile, collettivo fortuito, contagioso e contagiato con il presente».
La base teorica della sua arte, ma anche la base teorica dei webdocumentari: una nuova maniera di fruire, non più solo passiva ma attiva e collettiva, partecipata. In qualche modo Insitu è manifesto del webdocumentario, non solo nelle parole di Barber, ma anche in quelle di Duncan Speakman, che mette in scena nelle piazze, sotto forma di flashmob, dei «film invisibili, dei film senza le cineprese».
Il suo progetto “Subtlemob” parte dalla riflessione sull’ascolto mobile e arriva a sfruttare queste tecnologie (mp3, smartphone) per creare una nuova maniera di fare storytelling, utilizzando lo spazio urbano come spazio narrativo. E sfruttare le tecnologie di tutti i giorni, come internet, per rivoltarle a strumenti di scrittura e trovare una nuova maniera, rivoluzionaria, di raccontare le storie è, in fondo, ciò che è il webdocumentario.
L’interattività di Insitu permette al pubblico di poter ascoltare l’invisibile, come le direttive ascoltate dai partecipanti al “Subtlemob”, o i pensieri della gente in metro, cliccando sulle loro teste; permette ancora di poter godere della doppia visione di campi e controcampi di alcune scene, scorrendo sullo schermo con il cursore; e infine di poter ascoltare il concerto della città da ogni suo punto, muovendosi su una mappa e ascoltando il suono cambiare.
Dagli incontri megalomani e meravigliosi, dal suono abissale, sottomarino, come quello della balena, Insitu è un film originale e “ispirazionale”, visionario e onirico.
Il lavoro di questo regista, appena ventiseienne al momento della realizzazione, sarà forse uno dei primi mattoni di una nuova maniera di fare cinema?

A proposito dell'autore

Pierpaolo Filomeno

Nato nel 1990 in Puglia. Laureato in Lingue e Culture Straniere all'Università degli Studi di Perugia con una tesi sul webdocumentario, vive a Parigi, dove cerca di specializzarsi nel campo della scrittura e realizzazione di documentari e si tartassa il fegato con interminabili notti di birra. Con alle spalle articoli per webzines, interviste e collaborazioni al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e IMMaginario 2.0, ha co-realizzato il webdocumentario www.lamemoriaelaferitawebdoc.com