Francofonia - Il Louvre sotto occupazione

Il regista russo Aleksandr Sokurov racconta la storia di come i due nemici Jacques Jaujard e Franz Wolff-Metternich, durante la Seconda Guerra Mondiale collaborarono per preservare i capolavori del Louvre. Quello che emerge è un saggio analitico-poetico sulla Storia.
    Diretto da: Aleksandr Sokurov
    Genere: sperimentale
    Durata: 88
    Con: Aleksandr Sokurov, Vincent Nemeth
    Paese: FRA, GER
    Anno: 2015
6.9

Francofonia riparte dove erano terminati Russkiy kovcheg (2002) e Faust (2011), luoghi dove il cinema incontrava la Storia nella storia, dove la memoria si faceva perigliosa ricerca del bello, tra i cunicoli dell’arte. L’ultimo film di Aleksandr Sokurov, dopo la sfortunata presentazione in Concorso a Venezia 2015, dove ci si aspettava un secondo Leone d’Oro per il regista russo, era atteso al varco come la sua ennesima dimostrazione di grazia figurativa, nuovo poema visivo, essenziale capitolo della lunga riflessione del grande regista sull’uomo, la morte, la Storia, l’arte, il perdono, la dolce agonia di poemi senza tempo.

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La domanda è molto semplice: esiste un “brand Sokurov”, così come esiste un brand Von Trier? La risposta è no. Il cinema di Sokurov non diventa marchio autoriale, serializzazione infinita di un mosaico pittorico sempre ostinatamente uguale a se stesso, come è accaduto in questi anni a Tim Burton. Il grande cineasta russo, così come Manoel de Oliveira e il giovane Albert Serra (Honor de cavalleria, El cant dels ocells, Historia de la meva mort), condivide il privilegio di orchestrare analisi storiche con l’umiltà di una forma cinema, dove a primeggiare è il punto di vista di chi ha la consapevolezza di essere solo un valido testimone del 900. Francofonia mette in scena la storia passata e presente del Louvre dialogando con i fantasmi di Napoleone e Metternich, per ricordare quello che fu il più atroce abominio del secolo scorso, la Seconda Guerra Mondiale.

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Le straordinarie immagini di repertorio unite ad una profonda, elegiaca analisi storica portano lo spettatore dentro un emozionante viaggio dentro l’immagine, tra il montaggio forma una serie di raccordi tra il movimento statico della memoria e la riflessione odierna su ciò che è stato dimenticato. Grazie alla tecnica avveniristica usata da Sokurov la successione delle immagini di repertorio offre una cesoia di raccordi tra scene antitetiche, dando l’impressione che la memoria storica stia scansionando date, reperti, dipinti, monumenti e momenti tragici, in un mosaico di struggente perfezione formale. Davvero se c’è un artista nel panorama cinematografico di oggi in grado di suscitare commozione con immagini non ricattatorie questo è Sokurov, il cui genio si conferma nella maniera più solenne, con un cinema altissimo di epica ed etica.

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Francofonia non è immediatamente provocatorio come Russkij kovcheg, né denso, profondo, romantico come Faust, vero e proprio film-abisso leopardiano, infinito e sfinito. Quest’ultima opera sokuroviana mette in movimento il piacere di una visione nascosta, si prende la responsabilità di rimarcare i tempi morti dell’immagine, prefigurando una sosta percettiva che delimita un campo di visione più vasto. Con un cineasta come Sokurov non si finisce mai di cercare il senso e di perdersi al suo interno. La melodia di Francofonia assume le caratteristiche di una veglia sepolcrale, un monito per il futuro. Come se la difesa del patrimonio culturale europeo fosse una missione collettiva da vivere nel privato. Ecco, forse Francofonia è un film sul privato dell’Europa, sul senso intimo dell’anima russa, europea, globale.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).