The Informant

Nel 1992 Mark Whitacre, un biochimico della Archer Daniels Midland, una multinazionale agroalimentare americana, collabora con l'FBI per denunciare la truffa che la sua azienda nasconde da anni: la manipolazione del prezzo della lisina a livello globale.
    Diretto da: Steven Soderbergh
    Genere: commedia
    Durata: 108'
    Con: Matt Damon, Tony Hale
    Paese: USA
    Anno: 2009
6.5

La quadratura del cerchio. A Soderbergh ci sono voluti due decenni per arrivarci, dagli esordi a basso budget, con il pessimo Sesso, bugie e videotape, dove il cineasta americano manifestò una freddezza, una intolleranza estetica nei confronti di un cinema pensante ed emozionale. Sesso, bugie e videotape era il film di un regista che non credeva nel cinema.
Per Soderbergh seguono una serie di film più o meno riusciti, ma senza dare mai la sensazione di aver colto il bersaglio.

Con The Informant! troviamo Soderbergh che riesce a delineare una struttura compiuta, originale, verticale, che porta alla metamorfosi completa il proprio cinema che, negli altri film avevano dato luogo a manifestazioni di autorialismo manierista, quando non a ricopiare il cinema dei grandi autori (Scorsese, persino Malick nel dittico del Che).
The Informant! è una commedia che sa di operazione politica: Soderbergh lavora dal di dentro il sistema della corruzione che mette in scena attraverso il candore del suo personaggio, uno stralunato e straordinario Matt Damon, costruendo un quadro che intriga e accende dubbi sulla manipolazione territoriale del dato informatico come elemento di artefazione della nuda realtà.

The Informant! è un film sulla realtà messa in gioco, ridotta a mera percezione da una mentalità distorta (quella del protagonista) che ambisce al superamento del limite tra essere e apparire: Matt Damon mente, bara, non riesce mai capire chi è fino in fondo, percepisce il reale come una scatola da aprire, riducendo al minimo il differenziale tra la posta in gioco e i rischi che si possano correre. Ma se lo può permettere: è affetto da disturbo bipolare.
Soderbergh non eccede mai con il suo stile ultra patinato e fa quello che dovrebbe fare un regista: descrive, narra, tiene la linea del discorso, compone finalmente un ritratto a tutto tondo di un idiota di genio, costruendo una commedia sulla paranoia, sulla distopia del reale, sulla distrofia del capitalismo, sulla truffa come atto consensuale di un potere invisibile.

Il cinema di The Informant! si adopera per ricostruire una parcellizzazione dell’America, un’immagine deformata, in cui non si capisce mai fino in fondo chi è che bara e chi tiene i fili.
Matt Damon si presta al gioco con grande sagacia, flessibilità e gusto per lo sberleffo, Soderbergh, attraverso di lui, si insinua nei cardini di un sistema corrotto, non avvicinandosi mai alla maniera, traducendo sempre il suo cinema in una ricostruzione fedele e spietata di una rete di rapporti truffaldini che tenevano in piedi un gigante dai piedi d’argilla.

Per fare cinema bisogna che la grammatica della suspence si avvicini il più possibile alla verosimiglianza di una resa incondizionata alla veridicità temporale, è così che il cinema spiccherà il volo, attraverso questa “sindrome del camaleonte”, la stessa di cui forse era affetto il Di Caprio di Prova a prendermi di Spielberg. Solo che stavolta Soderbergh ha fatto di meglio, è entrato di più tra le maglie della narrazione, ha stupito, perché ha fatto un grande film in silenzio.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).