Cyrus

John è un uomo divorziato. Inizia una relazione con una donna, non sapendo di un figlio che le è molto attaccato, Cyrus. Quest'ultimo farà di tutto per non lasciare che la madre porti avanti la relazione con John.
    Diretto da: Jay e Mark Duplass
    Genere: commedia drammatica
    Durata: 91'
    Con: John C. Reilly, Jonah Hill
    Paese: USA
    Anno: 2010
6.3

Cyrus, opera terza dei fratelli Mark e Jay Duplass, è a prima vista facilmente collocabile all’interno del panorama più o meno indie della commedia a stelle e strisce che nell’ultima decina d’anni autori come Wes Anderson, Noah Baumbach, Jason Reitman, e perché no, Judd Apatow, ognuno col proprio personale sguardo, hanno portato all’attenzione di una larga fetta di cinefili e del resto del pubblico. Opere al cui centro vi è, in buona parte dei casi, un nucleo familiare disfunzionale, sui generis, attorno al quale i sopracitati autori costruiscono il loro discorso sulla famiglia americana contemporanea, e attraverso questa, sull’America tutta.

Il caso in questione sembra un ibrido dei nuclei messi in scena dai maggiori esponenti di questo filone: non siamo proprio dalle parti del celebrato Juno, o dell’ancora più celebrato (e sopravvalutato) Little Miss Sunshine, che mettevano in scena sì famiglie bislacche, ma in maniera piuttosto tenera, conciliante, in modo tale che il grande pubblico potesse affezionarsi a loro. In fondo si trattava di normali personaggi, che portavano con sé una vena ribelle, moderatamente fuori dagli schemi, ma alla fine dei conti, il tutto era conforme e rassicurante.
Cyrus invece ha in sé elementi propri del suo protagonista (un ottimo Jonah Hill) da cui prende il nome la pellicola: è malinconico, disturbato, ma anche scorretto e sboccato. Un ragazzone morbosamente attaccato alla giovane madre (una sempre brava Marisa Tomei) si pone in conflitto con il povero John C. Reilly (anche lui molto efficace), adolescente quarantenne divorziato, che dopo aver conosciuto la bella Molly ed essersene invaghito, avrà non poche difficoltà ad inserirsi all’interno della loro vita.
La pellicola, per quanto a tratti davvero esilarante, è caratterizzata da un’insolita, almeno in prodotti del genere, vena d’inquietudine. Cyrus non è poi così lontano dal cinema di Apatow per i tratti più goliardici e sboccati, ma presenta una costruzione da gioco al massacro.
Cyrus infatti dietro a quell’aria bonaria e nerd nasconde un forte disagio, che si manifesta nell’attaccamento morboso alla madre; gelosissimo di questo legame che pretende esclusivo.
Le parti certamente più efficaci sono quelle dello scontro silenzioso tra i due, che suscitano risate e, come già detto, una strana inquietudine.
Il film perciò riesce a reggersi su un delicato equilibrio: non fa propria una cifra scanzonata e parolacciara, né si abbandona alla tenera ironia propria di prodotti dal taglio più mainstream.
È più vicino al nervosismo delle opere di Noah Baumbach, a conferma di ciò una messa in scena anch’essa nervosa, isterica, fatta per gran parte di macchina a mano che segue i personaggi con frequenti zoomate (a tratti francamente fastidiose), attraverso la quale seguiamo il bizzarro susseguirsi della storia.

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.