Il braccio violento della legge

A New York l'agente della narcotici Jimmy "Popeye" Doyle sta indagando su una grossa partita di droga. Dopo un errore il caso gli viene tolto, anche a causa dei suoi metodi oltre le regole. Ma Doyle non si da per vinto.
    Diretto da: William Friedkin
    Genere: poliziesco
    Durata: 104
    Con: Gene Hackman, Roy Scheider
    Paese: USA
    Anno: 1971
8.2

Il destino di The French Conncetion è stato quello di produrre innumerevoli copie derivate da se stesso. Il film di Friedkin nel 1971 mostrò cosa poteva fare un poliziotto con una spiccata verve autoritaria, dove l’esercizio immorale di sbattere la testa contro un muro di un delinquente era preso come uno sport, e non come un plateale abuso di servizio. Ma questo nel film di Friedkin forse non si vede neanche in prospettiva, tanto è lo sguardo lucido del regista, capace di mostrare con totale aderenza al contesto di riferimento una situazione dove il mestiere del poliziotto è riservato a personalità senza scrupoli che si atteggiano come garanti di una libertà non più in possesso del cittadino.

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Il Popeye di Gene Hackman incarna la bestia urbana che si aggira in una città (New York) bagnata da luci fredde, dove l’aria che si respira gela il sangue e la criminalità ha raggiunto ogni ganglio della società bene. Un simile approccio semi-documentaristico alla realtà newyorchese della malavita organizzata è stato reso possibile dal lavoro di Owen Roizman, quasi un Darius Khondji degli anni ’70. Simili architetture visive si vedranno negli anni successivi, in altri due fondamentali opere quali The Exorcist e The Sorcerer e soprattutto Cruising. E’ qua che si gioca tutta la credibilità autoriale di William Friedkin, che prima conquista in un solo colpo il jackpot con l’Oscar di The French Conncection per poi spendere in modo ultra personalistico tutto l’enorme credito accumulato nei confronti delle major, con thriller che non incontreranno più i gusti del pubblico. L’ultimo grande successo di Friedkin rimane l’horror con Max Von Sydow del 1973.

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In merito alla fotografia di Owen Roizman tenne banco circa 7-8 anni fa una diatriba riguardo alla fotografia del film: Roizman si vide recapitare l’edizione nuova fiammante del Blu Ray di The French Connection, ma esaminando il film nella nuova versione, si accorse della fotografia eccessivamente livida, bluastra, completamente ripulita da asperità e, ricordando bene la tonalità della fotografia da lui stesso creata, disconobbe l’operazione di restauro. Roizman ebbe la sensazione che il digitale avesse appiattito tutte le tonalità calde di quella che fu la pellicola e non apprezzò l’omogeneità fotografica del nuovo film. Queste considerazioni sono legittimate dal fatto che il tempo ha sedimentato nella mente un ricordo stabile di un film che era stato concepito in un determinato contesto, ma negli anni ’00, che sono iniziati con un’opera come Minority Report (2002), dove la dominante del blu accende le psicologie e i tormenti dei protagonisti, il film di Friedkin doveva trovare una nuova via per essere fruito alle nuove generazioni. Il mercato preme, la nostalgia la si lascia agli archivisti.

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Il “nuovo” The French Conncetion, con le sue tonalità scure accese domina l’immaginario con un lavoro di sintesi sibillino e manipolatorio. Un primo capitolo di quel cinema di strada che troverà una degna continuazione in The Sorcerer e Cruising. Friedkin mette il coltello nella piaga di una società americana ancora potente e affamata di successo e potere. Gene Hackman e Roy Scheider sono gli eroi negativi di una storia di malavita dove la prospettiva del crimine è vista come corollario eterno di una violenza endemica spacciata per ordine pubblico. Difatti la ciliegina sulla torta di questo perfetto noir urbano senza fine è la figura di Fernando Rey, imprendibile boss del narcotraffico, contro cui nemmeno Popeye può nulla.  Il freeze-frame finale dichiara la non solvibilità dell’equazione, il disperdersi di ogni traccia investigativa e di ogni punto fermo.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).