Il dottor Mabuse

In un luogo imprecisato ispirato alla Germania degli anni ’20, Mabuse è un dottore molto particolare. Dotato di capacità ipnotiche, imperversa nella città come un abilissimo manipolatore, truffatore e ladro. Dopo una serie di colpi riusciti la polizia si mette sulle sue tracce.
    Diretto da: Fritz Lang
    Genere: noir
    Durata: 271
    Con: Rudolf Klein-Rogge, Bernhard Goetzke
    Paese: Ger
    Anno: 1922
7.8

E’ un’occasione da non perdere quella che si prospetta nel tempo odierno. La possibilità di rivedere, ma sarebbe meglio dire vedere, il classico di Fritz Lang, Il dottor Mabuse del 1922. La nuova copia restaurata in collaborazione con la Cineteca di Bologna consegna al nostro tempo le immagini di un tempo dimenticato, ormai del tutto fuori fase spaziale, temporale. Quasi si trattasse di un’allegoria fantasmatica. Nebbie di un tempo forse solo sognato. Lang al suo massimo. Chissà se Hitler abbia mai visto Il dottor Mabuse. Risposta facile: sicuramente lo ha visto. Ovviamente, verrebbe da dire. Perché nello Spieler/Mabuse del 1922 c’è già una pre-visualizzazione di quello che sarebbe accaduto dieci anni più avanti.

Probabilmente Hitler deve essersi persino ispirato alla figura del manipolatore/criminale/pazzo Mabuse. La storia parte da una vicenda realmente accaduta a Parigi in quel periodo, anche se quest’ultimo pare quasi essere un dettaglio rispetto a quanto accaduto in Germania dagli anni ’20 in poi. La Weimar post-bellica che si vede nel Mabuse langhiano è una città dalle fauci incandescenti. E’ proprio grazie al restaurato che si può ammirare in tutta la sua magnificenza un lavoro di sguardo abissale, insieme claustrofobico e immensamente aperto verso gli spazi più irreali, dove i campi lunghi combaciano con le strettoie e i volti si dispiegano come lucernari di un mondo distorto e opaco. Dove la miseria e la nobiltà si propagano nell’immagine come due facce della stessa medaglia.

Nella Weimar di Lang la fanno da padrone le sale da gioco convenzionali, le bische clandestine, le sedute spiritiche e gli spettacoli di magia. La figura del dottor Mabuse è una e quadrupla, essa si irradia negli scenari come quella di un fantasma dai capelli di medusa. Nel film compare un quadro estremamente simbolico, talmente evidente che anche lo spettatore più distratto non farà fatica a notarlo: un losco figuro dalla faccia nerboruta, con due fasci di luce intensa che gli escono dagli occhi. Il grande ipnotizzatore. E’ un’allegoria di Mabuse. E di Hitler. Un’assonanza così diretta ed esplicita non può non risultare all’occhio. Lang aveva già visto tutto dieci anni prima.

Nel Mabuse la Germania che sta per essere inghiottita dall’NSDAP c’è già tutta. Dominano i toni più tenebrosi e paranoici, lo sdoppiamento delle identità, l’incertezza dell’essere, il farsi cinema puro di una dicotomia tra bene/male consegnata ormai alla Storia. Il Mabuse di Lang è un’enigma svelato di cui si sente la necessità solo quando lo spettro della fine di un mondo sembra ormai alle porte. Ecco l’importanza epocale di questo restauro, la sua necessità estrinseca nell’odierno panorama cinematografico.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).