Una cosa è sicura: di Bastardi senza gloria l’unica cosa che si ricordano sono i primi piani di Mélanie Laurent, il rest è noia e ripetizione di cose già viste. Se solo Tarantino gli avesse dato un ruolo meno stupido, meno stupido, meno banale. Potrebbe fare un cortometraggio di 15′ con i primi piani del volto di questa giovane, meravigliosa attrice francese. Che sia o meno la nuova Uma Thurman poco importa, i suoi occhi non si dimenticano facilmente. In Inglorious basterds Diane Kruger (al solito completamente fuori parte) non è riuscita a rubarle la scena, infatti muore e scompare dalla scena senza lasciare particolari tracce di se.

Tarantino è un grande regista che non azzecca più copioni, pare abbia esaurito tutto il suo armamentario di trovate geniali con i primi tre film. Tarantino è anche un grande direttore d’attori (anche se in questo film si vede poco) ma soprattutto, pare che in questo ultimo film sia riuscito anche a fare un ottimo lavoro con il profilmico. I costumi sono i più belli mai visti in uno suo film (ma nei noir postmoderni di Tarantino i costumi non sono proprio la cosa più importante del film) e quelli di Mélanie Laurent sono i più belli in assoluto.

Bastardi senza gloria quindi è un banale pastiche citazionista, piuttosto bello da vedere e con una meravigliosa attrice protagonista, considerando il fatto che l’attrice da sola non basta per diventare grande: Mélanie Laurent aveva fatto diversi film, ma c’è voluto Tarantino perché emergesse il suo volto. Che è come se fosse apparso dal nulla. Letteralmente. Potenza di una macchina cinema di Tarantino che compiace sé stessa e che ogni tanto partorisce anche qualche perla.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).