Adesso che il Batman di Nolan ha ridefinito i confini estetici di questo personaggio (che è l’unico personaggio dei fumetti a non possedere dei poteri soprannaturali), tra i più oscuri e tormentati dai demoni interiori, si può iniziare a ridefinire lo stesso concetto del personaggio, in base a come è mutato nel corso degli anni, dal primo film di Tim Burton del 1989, fino all’ultimo film di Nolan del 2012.

Batman, 1989. Tim Burton, giovane regista in ascesa, che aveva lavorato a lungo negli Studios Disney, viene scelto per portare sullo schermo il personaggio creato da Bob Kane. Il risultato è all’altezza delle aspettative in termini di spettacolarità, ma a dir la verità il vero protagonista del film è il Joker di Nicholson. Tutto ruota intorno a lui e alla sua follia, è la vera Star del film. Michael Keaton e Kim Basinger fanno da comprimari di lusso alla sua strabordante performance.
Il film è colorato, cupo, divertente quanto basta, pieno di gadget e di eventi mirabolanti, non ha mai un cedimento narrativo. Ma, inevitabilmente, risulta invecchiato poco bene, soprattutto alla luce del lavoro compiuto da Nolan. Il primo Batman di tim Burton è il suo scherzo di cinema-balocco ma senza le consuete estremizzazioni dei caratteri cari al regista.
Batman è un film in grado di soddisfare i palati di tutti i generi, è fatto apposta per non scontentare nessuno.

Batman Returns, 1992. Al secondo tentativo Burton alza il tiro e, forte della ottima accoglienza del pubblico ricevuta per il primo film, acquista la necessaria fiducia da parte della major e si può prendere delle libertà che prima non aveva potuto concedersi. Risultato: Burton opta per una maggiore caratterizzazione dei personaggi, accentua le situazioni grottesche, cupe, disperanti, selvagge, si inventa un Pinguino molto dark e perverso, una Selina Kyle che diventa Catwoman per sfuggire ad una banale e patetica situazione di subordinazione sociale e triplica i personaggi in un circo degli eccessi che sa di luna park mortuario. Il film ha meno successo del primo ma impone Burton nel panorama mondiale come geniale creatore di mondi alternativi, di universi dark e inevitabilmente cult.
Batman Returns finisce con la morte di tutti e tre i cattivi, Pinguino, Catwoman e l’affarista Max Shreck,  immortalati in una sanguinosa lotta a tre per il dominio della città che si risolve in un bagno di sangue.
Il secondo Batman burtoniano è pieno di prospettive liturgico-lisergiche, Burton piange i suoi antieroi, li segue verso la dannazione, si nasconde dentro di loro per non dar l’impressione di aver girato un secondo film, obbedendo a degli ordini imposti dall’alto. Simula, in pratica, la disgregazione autoriale della Hollywood ricca, fa un film anti-sistema, usando i soldi del sistema.

Batman Forever, 1995. Burton declina l’offerta di girare un terzo capitolo, produce solo il terzo film e la major si affretta a cercare di avere nel più stretto tempo possibile, uno script da poter consegnare in mano al (malcapitato) regista. La scelta cade sul molto poco autorevole Joel Schumacher che, fino ad allora, non aveva fatto niente di entusiasmante.
Il nuovo Batman è Val Kilmer, il cast burtoniano, da Alfred al Commissario Gordon rimangono invariati, i cattivi sono Due facce e l’Enigmista, interpretati da Tommy Lee-Jones e Jim Carrey, la Dottoressa Chase Meridian è interpretata Nicole Kidman, che con le sua figura lunare e al solito accecante, ruba quasi sempre la scena.
Del film di Schumacher non c’è molto altro da dire, a parte le smorfie da cartoon di Carrey, la presenza elettrica di Nicole Kidman (che si ritrova un personaggio scritto malissimo, ma tutto il film segue questa linea) e la grinta di Lee-Jones, per il resto, tutto viene annullato dalla regia di Schumacher che, al suo solito, titilla, morde, seduce, attizza, ma gli manca chiaramente un progetto estetico. Schumacher con il suo cinema non ha nulla da offrire, solo un gustoso spettacolo, niente affatto brutto, che si guarda come un vorticoso maelstrom da cui magari farsi cullare senza troppi problemi.

Batman & Robin, 1997. Schumacher viene confermato perché, forse anche grazie al cast all-star, il film precedente ha incassato bene, persino più del secondo film di Burton.
Purtroppo Schumacher ripete se stesso e redige una sequela di sciocchezze che si traducono in una calderone di nulla, condito da un kitsch pesante, tronfio e insensato, dove tutto il cast sembra fare a botte per dare il peggio di sé. Alcuni recentemente lo hanno definito un divertente scherzo pop, ma il sottoscritto non si è divertito affatto e considera questo film simile a certo cinema-spazzatura degli anni ’80.

Batman Begins, 2005
Il Cavaliere Oscuro, 2008
Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno, 2012.

Rivoluzione Nolan. La Warner ci mette 6 anni a trovare un degno erede di Burton, Christopher Nolan si offre sul mercato come la migliore risposta all’universo grottesco dell’autore di Edward mani di forbice. Nolan, prima di essere chiamato per condurre il personaggio di Batman verso una radicale trasformazione, si era fatto conoscere per due film: Memento (2000) e Insomnia (2002), remake di un thriller svedese, in cui per la prima volta dirige attori del calibro di Pacino e Robin Williams.
Nolan conduce un lavoro molto preciso e coerente sul personaggio di Batman, trasformandolo nel Cavaliere Oscuro, rendendo così giustizia ad un personaggio molto reale e cupo, che le interpretazioni bislacche e del tutto favolistiche di Burton e Schumacher non aveva mai fatto emergere con un minimo di spessore e di credibilità.

Nolan, nel primo film si occupa della ridefinizione dei caratteri principali, costruisce una nuova fisionomia al personaggio, gli cuce addosso un’uniforme rinforzata, quasi fosse una corazza da guerra, gli cambia il tono della voce, lo trasforma in un vigilantes, che agisce nell’ombra, ma che è sopratutto fallibile, umano. Anche il cast cambia radicalmente, il Commissario Gordon non viene più interpretato da uno sconosciuto caratterista (seppure lodevole), ma da un famoso attore come Gary Oldman; mentre per Alfred viene fatta quella che è forse la scelta più azzeccata dell’intero progetto nolaniano: Michael Caine, che dona all’intera trilogia un accento di eleganza british. Per il resto, nel primo film Nolan si preoccupa di allestire una Gotham futuristica e ipermoderna, molto vicina all’estetica di Blade Runner, con ambienti piovosi e un senso di realismo imperante e minaccioso, degno più di un noir che di un fumetto vero e proprio.
Una cosa importante da notare: i primi quattro film, i due registi Burton e Schumacher compaiono solo in veste di registi e non di sceneggiatori, a differenza di quelli di Nolan in cui il regista inglese cura sia la regia che lo script (co-sceneggiatore del primo insieme ad altri collaboratori voluti dalla major, mentre gli ultimi due si possono considerare alla stregua di totali operazioni autoriali, in cui i due sceneggiatori prima e poi il solo co-sceneggiatore/regista hanno il completo controllo sulla materia narrativa).

Nei successivi due film, Nolan prende in mano il progetto e, insieme al fratello Jonathan, presentano un progetto articolato ed organico che convince da subito la Warner a finanziare i due colossal senza badare a spese. Il risultato sono i due film più strutturati, ambiziosi, complessi, avvincenti dell’intera saga, dove tutto concorre alla realizzazione di uno spettacolo mai visto e, il personaggio del non più Baman si trasforma in quello del Cavaliere Oscuro, non più misterioso giustiziere che deve scoprire la verità sul suo passato, ma vendicatore che si deve camuffare in una città che lo bracca come un fuorilegge.
Quindi non più la leggenda-Batman, ma la minaccia-Batman.
Nolan comprende che per dare nuovo lustro al personaggio creato da Bob Kane ci vuole quella sferzata in più di adrenalina che proietti il personaggio a confrontarsi con i grandi della Hollywood dei tempi d’oro, dal Colonnello Kurtz a Don Vito Corleone e centra in pieno il bersaglio.
In particolare, i due antagonisti, il Joker di Ledger e il Bane di Hardy sono figurazioni del male che spingono i film di Nolan su una dimensione che non è più quella del fumetto, ma è molto più vicina agli universi freddi e collaterali di noir mentali come The Prestige e Inception.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).